1. Parentesi agrodolce ...


    Data: 20/12/2020, Categorie: Etero Autore: reninytxis

    ... lingua, lappando il liquido semitrasparente che stillava dall’orifizio in cima alla cappella, violacea dalla congestione.
    
    Ora, devo precisare che il nostro palazzo risale agli inizi del Novecento e fu costruito con un magnifico ascensore in stile Liberty con la cabina che ha i lati e le porte in legno e vetro. La colonna è una gabbia in metallo composta da motivi vegetali e floreali che in parte mascherano la cabina … ma rimane pur sempre una gabbia, quindi con le pareti trasparenti!
    
    Per quanto preso dalle appassionate effusioni di mia moglie, che gradivo tantissimo, per carità, cercai di restare vigile e sorvegliare le scale casomai qualcuno per avventura avesse a scendere o salire. Ma al momento, nessuno.
    
    -Niente da fare. – ansimò Ada – Il piccolo ce l’ha con me,
    
    Si alzò, sollevò la gonna, si sfilò gli slip di pizzo e stringendoli in un pugno si appoggiò alla prete dell’ascensore spingendo il sedere verso di me.
    
    -Dai, su. Il piccolo ha fame ma fa i capricci! – disse perentoria, seppure sottovoce.
    
    E chi riflette in un situazione del genere! Puntai il glande sempre più congestionato contro quella meraviglia di fica stillante umori (alla faccia dei sensi di colpa di Ada!) ed entrai. Ah, finalmente la cittadella era caduta e la stavo conquistando! … Si, beh, questa è una cazzata che mi è venuta in questo momento.
    
    In realtà non stavo pensando nemmeno più alle scale: ero solo preso dal desiderio che avevo di mia moglie, la mia bellissima Ada, e mi eccitavo ...
    ... sempre più a sentire i suoi gemiti sommessi tanto che venni dopo solo una mezza dozzina di spinte … incredibilmente con lei! Fu di nuovo presa da fremiti che accompagnavano un gemito ancora più profondo, soffocato dallo slip che si era infilata in bocca. Spinsi ancora e ancora, nonostante provassi un dolore fortissimo al glande, inondandola di sperma.
    
    La circondai con le braccia e la tirai su, baciandole i capelli.
    
    -Tu sei … sei – ansimai.
    
    -Si amore?
    
    -Tu sei pericolosa! – riuscii infine a dirle.
    
    Cominciammo a ridere. Spericolati lo eravamo stati in passato, ma nell’ascensore di casa! Solo l’idea era da panico, eppure non facevamo altro che ridere come due scemi, abbracciati stretti come due koala.
    
    Ada prese un paio di kleenex per darsi una rinfrescata.
    
    -Torniamo a casa? – le chiesi.
    
    -Nah … continuiamo più tardi. – mi rispose lei, lasciandomi a bocca spalancata.
    
    -Ma che sei! – riuscii a malapena a pronunciare. Adoro questa donna!
    
    Prese un assorbente dalla borsa e lo fece aderire agli slip.
    
    -Non si sa mai … - mormorò. Si diede un’ultima rassettata, controllò che la mia patta fosse ben chiusa ed in ordine …
    
    -E dai! –la rimproverai.
    
    -Eh, con voi maschietti non si sa mai … - sorrise.
    
    E riprendemmo a scendere, tanto eravamo quasi arrivati. Uscendo ci ritrovammo di fronte al signor Pacifico, il nonagenario!
    
    -Oh signor Pacifico! Come sta? Tutto bene?
    
    Ammirai le grandi abilità di attrice di Ada: io ero certamente arrossito e non avrei mai ...