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Anna
Data: 26/12/2020, Categorie: Etero Autore: giullorenzo
«Hai una monetina?». «Per farne che?» rispose Anna, sorpresa da quell’improvvisa richiesta. «Ce l’hai o non ce l’hai?» insistette lui, accennando un sorriso enigmatico. Anna frugò nella borsetta. «Eccola» disse, estraendo e mostrandogli un euro. Lui lo prese, se lo infilò nel taschino della camicia e seguitò a guidare. Anna rinunciò a domandargli cosa intendesse farsene. Era la prima volta che s’incontravano e sapevano ancora così poco l’uno dell’altra. Il tipico appuntamento al buio. Di lui, lei non conosceva neppure il nome. In calce ad uno degli ultimi messaggi che si erano scambiati, lui si era limitato a scrivere un’iniziale. Solo “G.”, niente altro. «G punto e non punto G» aveva aggiunto sempre lui in un post scriptum. Si chiamava Gianni, Giuseppe, Giorgio o che altro? Oppure la G puntava sottintendeva semplicemente giornalista? Davanti alla gelateria Sweet Line si erano riconosciuti subito. Lui doveva essere arrivato con un bel po’ di minuti d’anticipo rispetto all’orario che avevano concordato. Quando Anna, in lieve ritardo, aveva svoltato l’angolo, si era diretto verso di lei a colpo sicuro. «Quinta coppa c?» erano state le prime parole che le aveva rivolto, lanciandole uno sguardo impertinente. Lei aveva annuito e, prima che le venisse una battuta con cui tenergli testa, lui l’aveva presa sottobraccio. Erano in auto da almeno un quarto d’ora e lui sembrava vagare senza una meta precisa. Era diventato anche silenzioso e lei era un tantino ...
... sconcertata. Presumeva che avrebbero avuto tante cose da dirsi. Poi ad un tratto lui rallentò, imboccò una stradina e andò ad accostare nei paraggi di una casupola diroccata. Anna si adagiò sul sedile e ruotò le spalle verso di lui. Non le dispiaceva affatto che lui stesse cercando con lei un momento di intimità. Lui insinuò la mano nel taschino e tirò fuori la monetina. Stringendola fra il pollice e l’indice, ne evidenziò le due facce. «Testa… e croce. Che ne dici, affidiamoci alla sorte. Se esce testa, tu te ne stai immobile e mi lasci fare quello che voglio. Se esce croce, sarò io ad essere a completa disposizione della tua bocca e delle tue mani…». Lì per lì, Anna non seppe cosa rispondere. Le venne da obiettare “Come? Qui in macchina?”. Oppure “Ma sei un maniaco, un pervertito?”. O ancora “Per chi mi hai preso? Per una di quelle?”. Invece si trattenne e lo fissò dritto negli occhi. Come a sfidarlo ad andare avanti. Lui allora fece scivolare la monetina sull’unghia del pollice e con un colpetto la fece piroettare nell'aria. Come ricadde su un palmo, giunse le mani e poi le porse verso di lei. «Se è testa, allora, tocca a me. Se è croce hai tu l’iniziativa…». Anna gli afferrò un polso e lentamente gli sollevò la mano che nascondeva l’esito decretato dalla sorte. Ma ad Anna la sorte non interessava, presa la moneta con noncuranza la gettò dal finestrino, aveva già preso la sua decisione. Forse l’aveva già presa inconsciamente, quel giorno in cui lui ...