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Anna
Data: 26/12/2020, Categorie: Etero Autore: giullorenzo
... le scrisse uno dei tanti messaggi che si scambiavano da un po’ di giorni con il computer, ma mai una persona aveva capito così in poco tempo il suo profondo bisogno. Il messaggio diceva – Come ti scoperei? dolcemente, accarezzando le pareti della tua vagina col mio membro, alla ricerca dei punti più sensibili. Voglio sentire i tuoi gemiti. E poi alla fine furiosamente, affondando i colpi, perché tu ti senta scopata anche nel cervello- Era stata con parecchi uomini, non tantissimi per la verità, perché con loro nasceva sempre un rapporto particolare, Anna non era una da una scopata e via. Da quel giorno quella frase “perché ti senta scopata nel cervello” la perseguitava intensamente. Una notte si era svegliata improvvisamente e si era dovuta disperatamente masturbare per placare l’ansia spasmodica del suo cervello. Ora sapeva di volere quell’uomo e non poteva permettere che, la sorte attraverso una monetina, le negasse il piacere di guidare quell’uomo verso la massima esaltazione della loro eccitazione. G. non si aspettava che Anna fosse così dolcemente decisa a prendere in mano il gioco, dentro di lui sentiva che questa donna era unica. Anna guardò negli occhi G. cogliendo un lampo di stupore, gli sorrise e girandosi verso di lui lo baciò. Un bacio dolce, leggero, stuzzichevole come un antipasto delicatissimo al palato e intenso di profumi che ti fa pregustare il cibo delizioso che verrà a sfamare i tutti i tuoi sensi. G. sfiorando un tasto abbassa il ...
... seggiolino… Anna si fermò guardandolo pensierosa, stava pensando che quella sarebbe stata la loro prima volta. . G. distolse lo sguardo dalla scollatura di lei, in cui si stava perdendo, e controllò l'orologio che dardeggiava sul cruscotto. Il tempo era corso via implacabile. Non restava più che un'ora. Maledettamente troppo poco. Che fare? Quanti altri giorni sarebbero trascorsi prima di poter combinare un altro incontro, ritagliandosi entrambi almeno un intero pomeriggio libero? G. faticava a controllare la smania che un'erezione impetuosa e repentina gli aveva provocato. Avrebbe voluto che una mano di lei premesse lì, sulla patta dei pantaloni, dove il turgore del contenuto era ormai evidente. Quella mattina, nel letto, dopo che la moglie era uscita, si era sfregato sulle lenzuola immaginando di strusciarsi fra le maestose e sode tette di Anna. L'estasi della “spagnola”. L'asta che scivola su e giù, su e giù, su e giù, sempre più in fretta, e si lascia massaggiare fino ad essere spremuta rilasciando la sua crema vischiosa. La punta del glande che guizza e si protende verso le labbra di lei, sperando che un sapiente colpo di lingua aggiunga un fremito per accelerare l'esplosione del piacere. In un flash gli venne in mente il refrain di una vecchia canzone: “Un'ora sola ti vorrei”. Non avevano altro che un'ora. Calzava a pennello. Che fare? C'era quella casupola diroccata lì davanti. Magari... G. là indicò ad Anna. «Che dici? Se dessimo un'occhiata?». Una casa ...