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Il Corpo, il Verbo e la Mente |8/8| Il caso Ehrenfeld
Data: 01/01/2021, Categorie: pulp, Autore: Miss Ehrenfeld
... scena da una certa distanza. Lei sapeva quanto fosse preziosa la discrezione. Era importante lasciare i giusti spazi alle persone. Doveva dare loro il tempo di riprendersi. D'un tratto, la donna si asciugò le lacrime e si mise a sedere. Era ancora avvolta da una coperta. Nonostante i vestiti umidicci, non avvertiva più alcun freddo. Soltanto un piacevole calore. “Cosa è successo?” chiese lei. “Sapresti dirmi l'ultima cosa che ricordi...?” chiese William. “Ricordo... una macchina. Il mio incidente. Un forte dolore alla testa.” rispose lei. “Ricordo un bel po' di altre cose, in realtà. Tuttavia, non so bene in che ordine metterle...” La dottoressa Ehrenfeld si avvicinò. Era arrivato il momento giusto per intervenire. “Bentornata, Elizabeth.” disse, sorridendo in modo garbato. “Dottoressa Ehrenfeld?” domandò Elizabeth. “Chiamami Alice, tesoro. Ti ricordi cosa ti dicevo sempre...?” “Diceva che ero la sua paziente preferita, e che ero l'unica a poterla chiamare per nome.” rispose Elizabeth. “Molto bene cara, molto bene.” rispose la Ehrenfeld. Passarono alcune ore. William e la dottoressa Ehrenfeld aspettarono che Elizabeth si riambientasse. Si rivestì con abiti asciutti. Si ricompose e dopodiché ripresero a conversare. “E' tutto così strano... quanto tempo sono stata via?” chiese Elizabeth. “Circa un mese.” disse William. “Cosa ho fatto, in questo periodo?” domandò Elizabeth. “Hai fatto quello che ti riesce meglio. Hai iniziato a scrivere.” disse la Ehrenfeld. La Ehrenfeld ...
... appoggiò sul tavolino una serie di faldoni, con alcuni nomi scritti sopra. Hilary. Elizabeth, Eric. “Li ho presi dalla tua vecchia abitazione, col consenso di William ovviamente.” disse la Ehrenfeld. “Sono tutte le tue biografie. Scritte abbastanza bene, devo dire. Hai perfino descritto i colloqui avuti con me con dovizia di dettagli. Alcune cose che ci siamo detti neanche le ricordavo più. Tu hai rivissuto, rielaborato e riadattato tutti quei momenti. Lo hai fatto per un mese, rifugiata nella tua vecchia casa. “Hai subito un brutto incidente, circa un anno fa. Soffrivi di una malattia: La prosopoagnosia. Eri incapace di riconoscere chiunque, perfino i tuoi affetti più cari.” “Nel corso del tempo i miglioramenti iniziarono a notarsi. Tuttavia, nonostante il tuo corpo stesse reagendo bene alla convalescenza, la tua mente non accettava quel ritorno. Preferivi rimanere in un mondo pieno di anonimi dove tu fossi l'unica protagonista. “La tua mente si è dunque separata in più personalità. Lo hai fatto inconsciamente, per proteggerti. Non riuscivi più a sopportare i volti di nessuno.” “Vedi, cara. Gli uomini hanno sempre bisogno di vedere volti delle altre persone. Di vedere il volto di chi si ama. Quando questo smette di esistere, la nostra mente e la nostra anima rimpiazzano quel vuoto anonimo con ciò che più ci gratifica. Fu così che sei diventata una mia paziente per molte volte. Ho vissuto con te diverse sedute come se fossero la prima. Capisci? Alcune volte ti presentavi come ...