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Io Sono Elbe |4| Le Luci della Città
Data: 27/01/2021, Categorie: pulp, Autore: Cigno
... prima, quando stava acquistando i biglietti alla stazione. “Ehrenfeld?” chiese il dipendente, dietro il plexiglass. “Ahem... Ja. Ich heisse Alice Ehrenfeld.” [Si. Mi chiamo Alice Ehrenfeld.] “Sprichst du Deutsch?” domandò il bigliettaio, incuriosito. “Ahemm... Nicht so gut. Nur einige Worten.” [Non tanto bene. Solo qualche parola.] “Mi kapisce, atesso?” ribadì il bigliettaio. “Meglio. Grazie.” rispose Alice. “Defe andare ad Ehrenfeld?” Domandò il bigliettaio. Alice sgranò gli occhi, perplessa. “No... no! Non devo andare ad Ehrenfeld. Sono io Ehrenfeld! Ich bin Ehrenfeld. Mio nome. Guardi qui.” disse Alice, indicando la carta di identità. “Ahh... ok.” rispose il bigliettaio, finalmente comprensivo. Iniziò dunque a pigiare dei comandi apparentemente a caso sul terminale, fino a che non mandò in stampa i biglietti. “Fünfundswanzig Euro, bitte.” disse a quel punto il bigliettaio. Alice fece un rapido calcolo a mente. Cinque più venti. “Ok... ecco a lei.” Alice pagò il biglietto e controllò che i dettagli di viaggio fossero corretti, ovvero nome passeggero e destinazione nell'ordine giusto. Dopodiché, si avvicinò alle carrozze. Nonostante avesse un cognome e lontane radici tedesche, Alice non aveva mai messo piede in Germania. La sua reticenza nei confronti della lingua era tale per cui, sebbene si sforzasse di esercitarla, provava una sorta di estremo timore nello sbagliare pronuncia. Spesso, se ne usciva con frasi di circostanza tipo “Ich verstehe nicht” oppure “Ich spreche ...
... Deutsch nur ein Bissen”. Capiva quasi tutto ma non riusciva ad entrare nella mentalità dei tedeschi. Questa cosa, per una donna che vive di “mentalità” per vivere, era parecchio debilitante. Uno shock culturale a cui stava cercando lentamente di adattarsi. “Entschuldigung.” Domandò l'uomo seduto poco dietro di lei. Alice si voltò, destata e incuriosita. Tolse le cuffie e cercò di focalizzarsi su cosa avesse da dire il tipo. “Ehm... Ja?” chiese Alice, smarrita. “Sta ascoltando i Radiohead?” domandò l'uomo, indicando con lo sguardo i due auricolari gracchianti. “Oh...” Alice cercò di rimediare all'errore, abbassando il volume. “No, no. Non abbassi. Non mi dava fastidio....” rispose il tedesco, con un tono di voce deciso ma equilibrato. “Ok. Scusa.” rispose Alice, un po' interdetta. “Volevo soltanto dirle che apprezzo chi ascolta buona musica. Ci tenevo a farglielo sapere. Soprattutto, mi stupisce che una donna come lei ascolti quel genere...” disse l'uomo. “Che intendi per 'Una donna come me'?” Domandò Alice, perplessa. “Ha un accento strano... non sembra inglese. Americana, forse?” domandò l'uomo. Alice era interdetta su cosa rispondere. Non era inglese ma neanche americana. Inoltre, aveva appena stabilito quali fossero i canoni per distinguere gli americani dal resto del mondo. Avrebbe dovuto chiarirlo ad alta voce, la prossima volta. “Mi piace definirmi “Eurasiatica”.” rispose, cercando volutamente di mantenere le distanze. “Ah. A quanto pare avete un ottimo accento, voi ...