1. Tre ore


    Data: 07/02/2021, Categorie: Etero Autore: 65alessandro

    Tre ore!
    
    Avevo scelto la giornata adatta per un invito a cena. La pioggia come sempre, paralizza la città ed io non sarei mai tornato in tempo a casa per far la doccia, sistemare il mio appartamento, preparare la tavola e la cena, sarebbe un’impresa anche per Superman.
    
    Con il traffico paralizzato e la città ancora da attraversare, decido di parcheggiare l’auto e proseguire con i mezzi. La fermata della metro dista poche centinaia di metri da casa per cui potrei recuperare qualche minuto.
    
    L’aria è maledettamente umida ed emana un cattivo odore per via dei gas di scarico di auto ferme da decine di minuti.
    
    Mi dirigo a piedi verso la fermata della metro, i fari delle auto accesi già alle cinque del pomeriggio la dicono tutta riguardo le condizioni meteo. Agli angoli delle strade ragazzi di colore che vendono ombrelli, cercano di farmene acquistare uno ma ormai è tardi, sono giunto all’ingresso della fermata e completamente fradicio.
    
    Mi chiedo quanti anni siano passati dall’ultima volta che son salito su un mezzo pubblico: la cosa mi fa sentire una specie di straniero. Osservo i compagni di viaggio ingannando il tempo tentando di immaginare le loro destinazioni, le loro storie. Giovani seduti che distraggono il loro sguardo per non cedere il proprio posto, uomini d’affari che chissà se gli affari li hanno fatti davvero. E ipnotizzato dalla pubblicità che viene proposta dai piccoli schermi ancorati al tetto della carrozza avevo un po’ distratto il mio pensiero di ...
    ... rientrare in casa in un orario decente o che perlomeno mi consentisse di sistemare tutto quanto necessario per offrire una buona accoglienza alla mia ospite.
    
    Mary l’avevo conosciuta a Londra, in una libreria di Kensington High Street mentre intento a sfogliare un libro di John Grisham la urtai involontariamente dicendole prontamente “sorry” esibendo un gran sorriso di accompagnamento alle scuse; lei si rivolse a con “ma figurati”. Fui colto di sorpresa e la sua risposta in italiano mi fece comprendere quanto il mio aspetto non fosse propriamente corrispondente ad un gentleman inglese.
    
    I convenevoli portarono a una sosta al pub più vicino dove passammo le successive due ore a parlare di libri e di tennis, perché Mary mi raccontava del suo soggiorno in Inghilterra per vedere le finali di Wimbledon. Ci lasciammo in quell’occasione, scambiandoci le e-mail e la rassicurazione di un improbabile nuovo appuntamento, considerando che per me quella giornata era la penultima, sarei tornato a Roma il giorno seguente. Avevo completato la mia attività di consulenza.
    
    Di lei mi rimasero impresse due cose: la sua passione per il tennis che le faceva brillare gli occhi e la sua sensuale intelligenza.
    
    Il suo tono deciso nell’esprimere i propri interessi, i propri desideri, la gestualità, ogni cosa attraversava il mio corpo facendolo vibrare, trasmetteva il suo entusiasmo ed era come se una calamita attirasse la mia attenzione a quelle labbra, alle sue mani. Mi annullai, come se intorno ...
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