1. Tre ore


    Data: 07/02/2021, Categorie: Etero Autore: 65alessandro

    ... definitivamente:
    
    “Ciao Alessio, come stai, per quanto tempo è ormai passato da quell’incontro non so neanche se il ricordo di me è ancora vivo oppure ti sei dimenticato di quella libreria di Kensington High Street. Volevo avvisarti che l’8 ottobre sarò a Roma, alloggerò all’hotel Villa Morgagni, non conosco la zona e non so se è vicino, ma mi farebbe piacere vederti, ovviamente se possibile. Un bacio, Mary”.
    
    Lessi e rilessi il testo forse 3-4 volte, nessun tentennamento, una e-mail dalla quale non riuscivo a percepire alcuna sensazioni, un testo che mi sollecitò centinaia di domande alcune assurde che mi fecero apparire assente per l’intera mattinata. Quelle frasi mi giungevano fredde, come un bollettino meteorologico, come una notizia del telegiornale.
    
    Non lo trovavo possibile, non era possibile, ho passato ore e ore a pensare a quei momenti, li ho rivissuti, ho rivissuto ogni attimo, ogni sguardo, ogni odore che giungeva da quel corpo, ogni movimento delle mani, degli occhi e lei mi ripagava con due righe, quasi fossimo colleghi che si incontrano per scambiarsi documenti di lavoro. No, era uno scherzo, una questione di omonimia, non era Mary, o perlomeno non quella che avevo conosciuto a Londra, con la quale avevo condiviso tre ore nelle quali avevo annullato il mondo.
    
    Tre ore!
    
    Mi diedi una scossa rendendomi conto che tre ore non sono nulla, non arrogano il diritto di avere tutti quei pensieri, tutte quelle sensazioni, tutte quelle pretese. Poi mi dissi ...
    ... che tre ore possono essere infinite, per come le vivi, per l’intensità con le quali vivi quelle tre ore, l’attenzione, la presenza. Ero combattuto e non mi piaceva affatto.
    
    E così passai il pomeriggio a chiedermi quale delle due versioni fosse la più giusta e mi accorsi che una giusta non c’era.
    
    Decisi di rispondere a quella e-mail, ma decisi di metterla in difficoltà invitandola a cena da me, solo io e lei e questa volta immaginare che intorno non ci sia nessuno, non sarebbe stato così difficile.
    
    “Ciao Mary, che piacere leggerti, spero vada tutto bene. Certo che mi ricordo, mi fai più rincoglionito di quanto non sia già di mio . Se non è troppo sfacciata come proposta, mi piacerebbe averti come ospite da me per cena. A presto, Alessio”
    
    Rapido, deciso, sintetico, ma altresì convinto che non avrebbe mai accettato e che quelle email sarebbero state l’ultimo episodio di questa “strana” conoscenza.
    
    Non fu così. Tempo cinque minuti, la risposta:
    
    “Con piacere.”
    
    Il sorriso sul mio volto mi fece sospirare e commentare con “cavolo, quello che sicuramente ha è il dono della sintesi!!!”. I successivi scambi di e-mail furono solo per confermare l’orario ed il mio indirizzo. Mi avvisò che sarebbe venuta con il taxi perché avendo degli impegni in vari posti della città e non era sicura che per le 21 sarebbe potuta arrivare.
    
    Il tempo in metro non passa mai e così i pensieri corrono più veloci del tragitto andando a stuzzicare ogni angolo della mente, sollecitando ...
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