1. Mia sorella, le compagne, il viaggio - apricot65, parte seconda


    Data: 08/02/2021, Categorie: Prime Esperienze Autore: vellutoblu86

    Teha stava correndo verso di me, il suo corpo ancora bagnato avanzava in controluce sulla candida spiaggia. Il sole morente toccava appena l’immensa distesa dell’oceano rosso sangue. In questa luce sospesa, magica, la mia sorellina appena maggiorenne aveva qualcosa di diverso, di nuovo. Certo, il suo viso era ancora quello di una bambina, un mare candido puntellato da un arcipelago di delicate lentiggini, con incastonati degli abbaglianti occhi di smeraldo, leggermente malinconici. Tuttavia, il corpo era quello di una donna: due lunghe ciocche di capelli del colore del tramonto ricadevano sui seni decisamente sporgenti, delle grandi gocce d’acqua coronate da dei piccoli, rossi capezzoli ancora turgidi per il freddo del mare. Nella fessura tra le sottili cosce intravedevo in controluce la lieve sagoma della suo sesso, e mentre notai questo dettaglio un formicolio percorse il mio pube.
    
    Ho sempre visto il corpo nudo di Teha, abbiamo sempre fatto il bagno insieme, prima che mi laureassi e me ne andassi di casa, eppure in quel momento non riuscii a trattenermi, davanti a questa sensuale trasfigurazione non potei fare altro che accarezzare di nascosto il mio seno con una mano.
    
    A un certo punto, Teha inciampò, e la sabbia si incollò su gran parte della sua pelle umida.
    
    “Sei goffa come sempre, sorellina!” le gridai andandole incontro. Lei si era messa seduta, limitandosi ad osservare con espressione tragica le condizioni del suo corpo.
    
    “È terribile, terribile! Non ...
    ... mi piace la sabbia. È granulosa, ruvida, irrita la pelle e si infila dappertutto.” piagnucolò lei, agitando istericamente le mani.
    
    “Dai, ti aiuto io a pulirti!”. Così dicendo iniziai a darle dei colpetti scherzosi sulle spalle, in modo fraterno, scendendo pian piano sull’attacco dei seni, i colpi che si facevano sempre più lenti, sempre più simili a delle carezze. Con l’indice sfiorai il profilo del capezzolo, e mentre una mano indugiava intorno alla piccola sporgenza, l’altra scivolò sul ventre e arrivò a pochissimi millimetri dal clitoride, segnando piccoli cerchi con il polpastrello in quella zona di confine con il frutto proibito.
    
    Teha mi fissava con la bocca appena schiusa, trattenendo il respiro. Non riuscivo a staccare gli occhi da quegli splendidi smeraldi, ora pieni di sospetto, ora di ingenua curiosità.
    
    Mi decisi e le afferrai il perfetto seno quasi con violenza, strizzando il capezzolo facendolo sfregare fra il pollice e l’indice. Mentre mi avventai sul suo collo, tormentandolo di baci e morsi, infilai il medio e l’indice nella sua stretta vagina.
    
    “Co- Cosa stai facendo, Margie! Fermati, ti prego!” Balbettò Teha con voce spaventata. Il suo corpo, però, stava dicendo tutt’altro, lo sentivo fremere da dentro, così affondai con ancora più decisione le dita.
    
    Facendo ciò, la gettai supina sulla sabbia, e mentre la penetravo afferrai un capezzolo in bocca mordendo con forza. Teha emise un verso molto più simile a un gemito di piacere, che a un grido di ...
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