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La prima volta con annie
Data: 11/02/2021, Categorie: Prime Esperienze Autore: Honeymark
... retto. Per un uomo si sarebbe trattato del massaggio alla prostata… «Spegnila a frustate.» Obbedii. La fiamma faceva colare la cera bollente sulla fessura del culo e sulla vulva. Il dolore era al limite: scottava ma non ustionava. Era quello che piaceva a lei. Poi iniziai a colpirle il culo, ma la fiamma non si spegneva, si limitava a vibrare. E continuai a frustarla e frustarla, facendola sobbalzare alternando i suoi stupendi sorrisi sornioni a smorfie di piacevolissimo dolore. Mise le mani dietro la schiena, come se volesse essere legata, e presi nota per la volta successiva. Visto che non si spegneva, mi portai davanti a lei e le colpii il cero da lì, tra le natiche. Stavolta spensi la fiammella e lei cominciò a venire senza ritegno, muovendo la lingua in maniera incontrollata. Allora non resistetti e glielo infilai in bocca e, tenendomi per le tette, le sborrai in gola. Non dimenticammo mai quella prima volta… Da allora ci raccontammo i mille e mille sogni erotici di fantastiche torture per lei. Guai se fossero venuti a sapere i nostri voli pindarici. Erano cose nostre e basta. Parole, che però penetravano bell’anima in una complicità unica e forse irripetibile. Insomma, tanto era capace ed energica nel suo lavoro che sapeva svolgere da grande e determinata professionista, quanto era vogliosa di umiliazioni da parte mia. Una sorta di contrappasso. Non andammo mai oltre i sogni, salvo in due occasioni. Una volta la portai da un amico. ...
... Portava la minigonna, senza mutandine. Nel culo le avevo inserito una pallina anale lasciando fuori solo l’anellino di gomma. L’amico, ipovedente, era autorizzato a controllare con mano che indossava l’ingombro rettale. Quando lui le toccò l’anello, Annie si trattenne per non venire spudoratamente. Arrossì come non le era mai capitato, ma era pronta a fare un pompino a entrambi. E così fece. D’altronde, il mio amico ogni tanto mi passava le sue schiave… Era giusto così. Un’altra volta la portai a Rapallo da un’amica sadica come me. Anche quella volta indossava solo la minigonna con qualcosa nell’ano. Stavolta fuorusciva una piccola campanellina di Natale. Quando la mia amica diede il colpetto alle natiche e sentì il suono, vennero entrambe, senza null’altro fare. Il tutto durò un paio d’anni e fu il momento erotico più creativo, trasgressivo ed eccitante della mia vita. Finché un giorno mi diede l’annuncio: mi lasciava, si licenziava e apriva un’attività concorrenziale alla mia. In un colpo avevo perso tutto. Me lo disse piangendo disperata, ma era una cosa che doveva fare. Aveva ragione. A questo mondo tutto ha una scadenza. Ma la odiai lo stesso. La vita continuava. Un giorno di un anno dopo, la incontrai per caso. Andammo a prendere un caffè. Mi raccontò della sua attività. Si trovava in difficoltà. Mi chiese aiuto. Era il momento della vendetta. E cosa feci? La aiutai... Non chiesi nulla in cambio. Non tornammo amanti e dopo un anno si ...