1. La Dottoressa Angela - Il caro Jacob


    Data: 24/04/2021, Categorie: interviste, Autore: Angela Kavinsky

    ... cavalcata dal mio bel fidanzato ventitreenne. Cercavo di stuzzicarlo in ogni modo: una volta al cinema infilai la mia mano nei suoi pantaloni e presi nel palmo della mano il suo cazzo, che però restò moscio. Lui mi sorrise, imbarazzato. Un’altra volta, mentre era sdraiato sul letto, mi tolsi le mutandine e gli piantai in faccia la mia bella fichetta rasata, che leccò anche con un certo trasporto, ma niente; il pisello non si gonfiava. Arrivai addirittura a prenderlo in bocca, giocandoci per un quarto d’ora ma niente; non dava segni di vita. Non mi dispiaceva annusare l’odore del suo cazzo, baciare la sua bella cappella lucida e succhiare quelle grosse palle, ma il fatto che non si rizzasse mi mandava ai pazzi. “Tesoro, possiamo parlare? Ma perché non mi scopi?” “Non posso dirtelo…”. Fu questa la sua risposta. Ero ormai convinta di non piacergli più, e la cosa mi distrusse. Lui mi lasciò, e caddi in una sorta di depressione, una di quelle depressioni in cui, per evitare di pensare a ricordi dolorosi, ogni sera ti prendi un cazzo o nella fica o nel culo, o magari tutti e due. Mi ero fatta una brutta nomea all’università: se prima nessuno sapeva chi fossi, di colpo ero diventata una delle ragazze più in vista, ma non per un motivo di cui i miei genitori sarebbe andati fieri. Dopo una notte di sesso da ubriaca con uno stronzo, lui aveva messo in giro la voce che avevo ingoiato la sua sborra tre volte in una notte. Non ricordo fosse vero, ero troppo ubriaca, sta di fatto che ...
    ... tra “Angela Bocchinara” e “Angela succhiacazzi”, il mio soprannome ufficiale diventò “Angela Ingoio”. Non riuscivo più a fermarmi; chiunque mi offrisse un cazzo mi poteva avere; era la puttana del campus universitario, la famosa “Angela Ingoio”. Tra il sesso e l’alcol, era solo questione di tempo prima che mi capitasse qualcosa di brutto. Non avevo altra scelta: se volevo sopravvivere dovevo abbandonare gli studi e fuggire il più lontano possibile da quel luogo, sperando che si sarebbero dimenticati di “Angela Ingoio”. Avevo preso la mia decisione. La sera prima di abbandonare l’università, stranamente sola nella mia stanza senza uomini col cazzo in mano pronti farselo leccare, mi soffermai sulla fotografia di me e Jacob, soli contro il mondo, e felici. TOC TOC “Chi è a quest’ora che… Angela?!”. Ero corsa nel settore maschile dei dormitori. Aveva piovuto a dirotto lungo il tragitto ma non mi importava. Entrai nella sua camera, furiosa. “è colpa tua!” dissi sottovoce. “Angela calmati! Cosa ti è successo?” “è colpa tua”. “Angela, ti prego non fare così!” “è colpa tua, è colpa tua, è colpa tua, È COLPA TUA, È COLPA TUA!”. Mi fiondai su di lui con violenza, tirandogli uno schiaffo in pieno volto e graffiandogli la guancia. Lo riempii di pugni e calci, mentre gli raccontavo dei soprannomi che mi erano stati dati nel campus. Di come lui mi aveva rovinato la vita. Non fece nulla per difendersi, ed incassò ogni mio sfogo. Alla fine cadde sfinito e pieno di lividi. Certo, era un uomo ...
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