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La Dottoressa Angela - Il caro Jacob
Data: 24/04/2021, Categorie: interviste, Autore: Angela Kavinsky
... grande e grosso e io una ragazza di 50 chili, quindi non ne uscì poi così malconcio, ma la faccia era piuttosto malridotta. Appoggiai la suola della mia scarpa da ginnastica taglia 37 sul suo pacco, desiderosa di ridurlo in poltiglia, quando sentii qualcosa di straordinariamente duro sotto il piede. “Ma che…”. Mi inginocchiai e lo vidi. Quello che avevo sempre voluto, quello il cui desiderio mi aveva fatto diventare la troia che ero. Il cazzo di Jacob, un serpente di 30 centimetri che a toccarlo pareva acciaio. In quell’istante la mia mente si annebbiò. L’unica cosa che volevo era abbassare le sue mutande e prenderlo. Mi spogliai in men che non si dica e mi gettai sul tappeto, accanto a lui. Ancora quell’odore, così forte, così intenso! Lo leccai dalla base sino alla punta, e quasi mi parve di impiegarci un’eternità tanto era lungo! Tastai le sue belle palle e mi infilai in bocca la cappella che era quasi viola, pronta ad esplodere. Succhiare era bello, ma io lo volevo dentro! Così mi misi sopra di lui, con le dita accompagnai il suo pisello nel buco giusto ed iniziai a cavalcarlo, mentre lui mi strizzava le tette. Ebbi la sensazione di essermi infilata nella fica una mazza da baseball. Quando lui venne, sborrò talmente tanto che dalla mia vagina fuoriuscì copioso lo sperma. Ovviamente, dopo lucidai quel bel cazzo fino a renderlo splendente. “perché non me l’hai detto?” “dirti cosa Angela?” “che ti viene duro a farti picchiare! Io lo avrei accettato!” “non è il farmi ...
... picchiare Angela… è l’essere dominato! Angela, io non sono mai stato… insomma, nessuna donna mi aveva mai fatto quello che tu hai fatto a me, quindi questa è la mia prima…volta!”. Jacob non era mai stato fisicamente e sessualmente assalito da una donna, quindi non si era mai eccitato così, quindi non aveva mai scopato… fino ad allora. “è uno scherzo?” chiesi. Lui rimase serio, si inginocchio e iniziò a baciarmi i piedi. “Scusa se non te ne ho parlato ma mi vergognavo. Ma ora cambierà tutto; io sarò il tuo schiavo, il tuo zerbino se lo vorrai. Ora Angela io sono tuo!” Io probabilmente lo amavo, ma quella storia mi faceva incazzare. Solo per colpa della sua timidezza e vergogna, mi aveva mollato e gettato in una spirale fatta di depressione, alcol e sesso. Non potevo perdonarlo. Ripensandoci oggi, che sono più matura, non fu giusto dare la colpa a Jacob perché ero una troia. Se avevo fatto quello che avevo fatto, è perché ero una troia. Meritavo di essere chiamata “Angela Ingoio”, e non per colpa sua. Potete credere o non credere a quanto fossi troia; a dire il vero, ripensandoci, nemmeno io ci credo. Più passarono i giorni, più nella mia mente fomentava l’idea di fargliela pagare; ripeto, la mia motivazione, ossia il fatto che mi aveva lasciato, è futile ora che ci penso. Continuavo ad alternare la mia vita da brava studentessa a quella di puttana più puttana del campus. Arrivai a chiedere ai ragazzi di farmi qualsiasi cosa, dal sesso anale a quello orale, pur di fargliela pagare. Una ...