1. Io Sono Elbe |1| Routine


    Data: 04/06/2021, Categorie: pulp, Autore: Cigno

    Quel giorno non sarebbe andata a lavoro. La sveglia poggiata sul comodino accanto al letto era troppo distante. Il letto troppo grande. Le braccia troppo corte. Il sonno troppo potente. Quel giorno non sarebbe andata da nessuna parte. Sarebbe rimasta comodamente sdraiata a letto, abbracciata a Morfeo o a qualche altra divinità che avesse a che fare con la sonnolenza, l'ignavia, la pigrizia o la misantropia. Eppure, la sveglia suonava col suo fare implacabile. Una litania infinita che ripeteva ciclicamente il suo canto. Un motivetto sordo, fastidioso, studiato apposta per penetrare il canale uditivo e far muovere i muscoli assopiti del dormiente. Nonostante ciò, Alice si impose di non muoversi. Sarebbe cessato da solo, prima o poi. Magari, le batterie avrebbero ceduto. Magari, la suoneria gracchiante avrebbe generato uno stato di Ipnosi. Magari Alice avrebbe trovato qualcosa più a corto raggio da poter scagliare contro quell'arnese infernale. Nulla. Il ritornello continuò per circa 5 minuti. Mentre si sforzava di tenere gli occhi chiusi e la testa sotto il cuscino, Alice si malediva per aver scelto di comprare la sveglia più antipatica di tutto il catalogo Amazon. Era indecisa se acquistare quella sveglia da comodino oppure il fit-bracelet che vibra e monitora la frequenza cardiaca. Optò per la sveglia tradizionale perché si sarebbe sentita ipocrita nell'indossare un braccialetto per l'attività sportiva senza alcuna prospettiva di riprendere la palestra. E' tardi! E' tardi! ...
    ... Sembrava urlare, quel congegno maledetto. Aperse gli occhi, ancora impiastricciati. Guardò lontano, verso la finestra. La luce entrava maestosa attraverso le veneziane. Cercò di leggere con la coda dell'occhio l'orario. Sperava tanto fossero le 10 del mattino, per avere così la giustificazione, sebbene per nulla morale ma certamente logistica, per assentarsi da lavoro. Le 7 e mezza passate. Cazzo. Alice rotolò su di un fianco per raggiungere l'oggetto infernale e spegnerlo. Usò così tanta forza da riuscire a rompere la plastica del visore, che adesso segnava le 07.35 con una serie di puntini neri sparsi, segno del danno allo schermo. Non voleva andare a lavoro, quel giorno. Era stata tutta la sera a bere per via di un cena di compleanno a cui non avrebbe voluto partecipare. Le relazioni sociali, questo mito illusorio. Questo obbligo a cui periodicamente doveva dar tributo. Alice era una nota psicologa. Nell'ambiente in cui viveva, la competizione era alta. Altissima. Eppure, lei godeva di una ottima reputazione, proprio per la sua innata capacità di farsi i fatti suoi e di non essere quasi mai invadente con gli altri colleghi. Tuttavia, spesso le ricorrenze la fottevano. La costringevano, sebbene non forzatamente ma ufficiosamente, a presenziare a tutte le cerimonie, a spendere soldi per regali, a indossare abiti eleganti e a fare conoscenza con persone che la annoiavano. Questa era la vita di una professionista single, rispettata e quasi quarantenne. Tuttavia, quel giorno non ...
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