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Io Sono Elbe |1| Routine
Data: 04/06/2021, Categorie: pulp, Autore: Cigno
... sarebbe mai voluta andare a lavoro. Non dopo la sbronza della sera prima. Era partito tutto dal classico brindisino di inaugurazione. Seguì dunque il primo cocktail offerto, per aumentare la disinibizione e riuscire a trovare interessanti i racconti dei suoi colleghi psicologi. Poi fu la volta del secondo cocktail, dopo che col primo ottenne scarsi risultati. Dunque il prosecco celebrativo, con torta setteveli odiosa e sdegnosissima. Infine, il rabbocco del calice con ciò che rimaneva della bottiglia di prosecco semipiena. Sul calare della notte, una potente sensazione di leggerezza le permise di sollevare gli angoli della bocca e risultare più simpatica al resto degli astanti. Verso la fine, era lei a dominare la tavolata, con i suoi aneddoti più appetitosi. Una momentanea e transitoria performance di cabaret. Guance rosse. Tanta pipì nella vescica e un senso di nausea crescente. Poi il ritorno a casa, barcollando. Infine il letto, senza neanche togliere i tacchi. Alice. Quasi quarantanni, psicologa single. Ubriaca marcia. Misantropa. Col cazzo che sarebbe andata a lavoro, quel giorno. Si ritrovò pancia in su a guardare il soffitto. Un soffitto bianco perla, anonimo. La luce si stagliava su di esso con perfezione ed eleganza, ricamando la forma e la regolarità della tenda veneziana, col suo alternarsi luce-ombra. Una trama sempre uguale, eppure sempre nuova. Come quella di molti suoi pazienti. Rimase circa un quarto d'ora in meditazione, occhi sbarrati verso l'alto, ...
... pensierosa. Cosa avrebbe dovuto fare, quel giorno? Normale giornata di appuntamenti, allo studio. La segretaria nei giorni estivi era sempre in ferie. Le sarebbe toccato disdire personalmente tutti gli appuntamenti. Non poteva consentirselo. Il primo paziente sarebbe arrivato alle 9. Era tempo di prepararsi. Azionò la macchinetta del caffè, ancora barcollante per gli effetti della sbornia. Si grattò il culo intorpidito e sbadigliò. Che giorno era? Controllò il calendario. Era Lunedì. Un fottutissimo lunedì. Non poteva saltare il lavoro di lunedì. Man mano che gli elementi tornavano lucidi nella sua mente, si rese conto che la prospettiva di marinare il lavoro era sempre più remota. Il caffè annunciò la sua presenza attraverso il diffondere dell'aroma intenso e tostato. Bevve ad occhi chiusi, sperando che il tempo si bloccasse, senza mai più ripartire. Non fu così. Si domandò quando sarebbe arrivato il momento di abbandonare David Hume e la sua filosofia del cazzo. Hume sosteneva che la realtà fosse difficile da comprendere. L'uomo non è capace di discernere l'assoluta verità a priori. Egli può pertanto contare unicamente sulla conoscenza empirica, determinata dalle capacità di osservazione. Hume affermava che, per quanto ne sappiamo, anche entità fisiche ormai considerate universali, come la Gravità o la Luce, esistono solo e soltanto perché noi le osserviamo sempre allo stesso modo. Era la cosiddetta “Critica del concetto di Causalità”. Tutti noi siamo portati a pensare che una mela ...