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Io Sono Elbe |1| Routine
Data: 04/06/2021, Categorie: pulp, Autore: Cigno
... cosa sia sbagliato per me, signor Bates.” rispose Alice, adirata. Bates rimase in silenzio, meditabondo. Le braccia conserte, a chiusura del suo disagio. “Mi scusi. Non volevo offenderla. Io desidero soltanto essere una persona normale.” rispose. “Lei non sarà mai normale, signor Bates. Anzi, Le aggiungo una ulteriore informazione: Nessuno di noi è normale. Né io, né sua madre, né il resto del mondo. La normalità è stata inventata da quelli come lei che per paura di farsi accettare per come sono, rifiutano la pluralità. Rifiutano la caleidoscopia. Rifiutano il dinamismo. Sa cosa le dico? Stare male, le fa bene. Le fa bene combattere contro se stesso. La gran parte delle persone che ci circonda neanche si pone il problema della felicità. A nessuno interessa la felicità, quella vera e autentica. A tutti interessa solo essere normali. Essere accettati. Essere conformi! Lei, signor Bates, ha finalmente l'occasione per iniziare una riflessione diversa. Lei non deve desiderare la normalità. Lei deve desiderare la felicità. Sa che penso, signor Bates? Penso che la felicità nasca da tre semplici domande: Cosa desidero salvaguardare nella mia vita? Cosa desidero ottenere da me stesso? Cosa desidero cambiare? Sono queste, le vere domande da porsi. Non certamente “cosa posso fare per ottenere normalità?”. E allora su! Cerchi qualcuno da amare, anche vent'anni più grande di lei. Chi se ne importa? Abbandoni il legame con sua madre e sfrutti la vita che le resta. Lo faccia. E' ancora in ...
... tempo.” Alice non riuscì a trattenersi. Non quella volta. Dopo aver pronunciato quel breve discorso, realizzò di aver esagerato. Non era nemmeno troppo sicura che il destinatario fosse Bates. Almeno, non unicamente. Bates guardò la psicologa stupito e rassegnato. “Capisco, dottoressa. Comunque sia, questa cosa deve rimanere tra me e lei. Intesi?” disse il paziente. “Senz'altro. E' uno dei presupposti di questo lavoro.” rispose Alice. Una volta congedato il paziente, Alice si sdraiò sul lettino del suo studio. Esausta. Quello sfogo le costò caro. Molto caro. Si sentiva alterata, nel corpo e nell'animo. Si tolse le scarpe nere col tacco per distendere i piedi e le gambe. Alzò leggermente la gonna grigia del suo tailleur e tolse la giacchetta, rimanendo in camicia. Slegò i capelli e li fece adagiare sulla propria spalla. Era stata una mattina infernale. Il lunedì senza segretaria era un continuo via vai di appuntamenti e sedute. I pochi attimi di tregua diventavano fondamentali per la sopravvivenza. Lentamente i suoi occhi si chiusero. La testa ribolliva, fumante. Come tutti i professionisti di qualsiasi settore, odiava il lunedì di rientro. Cercò di distendere i muscoli. Rilassò le arcate sopraciliari e i muscoli buccinatori. In questo modo le sue sopracciglia apparvero meno aggrottate, meno concentrate. La bocca risultava morbida, quasi socchiusa. Le labbra erano meno serrate e le guance distese. Respirò piano, profondamente. Invece di allargare il torace, provò a respirare di ...