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Matilde 02-05 - un parco nazionale di nome debra
Data: 28/07/2021, Categorie: Etero Autore: Alex46
... si affievoliva. Nel sonno il sole era spento, ma anche quella così fastidiosa torcia sfolgorante che nella veglia lo opprimeva ora si riduceva, si limitava a essere lumicino, luminoso quel tanto che serve per non smarrirsi in un sistema innaturale e in assenza di coordinate. Prigioniero della sua nobiltà, certe notti gli sembrava che non tutto fosse perduto. Nel sogno sembrava che nelle lontane terre di nord est, là dove sapeva che a volte nevicava così tanto da non poter vedere la capanna accanto, al di là di quelle grandi montagne dove lui un tempo cacciava sereno, là forse il Tempo e l’Abitudine non avevano distrutto quel mondo naturale di cui lui aveva tanto bisogno. Forse là era rimasta un po' di Concentrazione, anche se quella non bastava mai. Goffo e con qualche chiazza sulla pelliccia (un tempo così florida) si mise in cammino. Non sapeva neppure se lo stava facendo di giorno o di notte. Leo non sapeva se stava sognando o se davvero stava camminando trascinandosi dietro alcune palme, le sole piante che erano riuscite a sopravvivere nel suo mondo. Per l’occasione si era travestito da uomo. Era costretto a farlo ogni volta che voleva cambiare dimensione. Non riusciva a ingannare tutti, però con qualcuno ci riusciva il necessario per traghettarsi dove voleva. Se lo si osservava attentamente lo si riconosceva, bastonato sì, ma pur sempre leone con aspetto e odore tipici. Nel mondo degli umani sono tutti così pazzi che non si meravigliano neppure se vedono un ...
... leone travestito da uomo trascinare delle palme. Leo non dovette però camminare molto. Alle porte di una grande città che gli sembrava di aver già conosciuto s’imbatté in un cartello nero che agitava leggero i suoi fronzoli biondi al vento di una festa. C’era scritto “Debra National Park”. Sotto, una scritta più piccola ma assai minacciosa recitava, in più lingue, “Every predator will be kille on sight”. Non sembrava ci fossero cancelli di entrata, né filo spinato né muraglie con cocci di vetro al colmo. Sembrava così bello... Il temerario entrò. La stranezza di quel nuovo mondo lo catturò dopo pochi secondi. La vita di quel luogo era promettente e minacciosa. Sentiva mormorii ed echi di voci melodiose, sembrava che un esercito di sirene invisibili fosse schierato al suo passaggio incerto. Eppure qualcosa doveva esserci là in quelle selve, un mistero da svelare con gli occhi, con il fiuto, con i polpastrelli delle zampe. Un rapace non avrebbe potuto essere più attento. Nel parco nazionale di Debra sembrava ci fosse un gran frizzare di vita, una fresca gioia cosciente di essere lì per caso, cosciente di dover presto farsi da parte e far luogo a una lenta corrente di malinconia; una gioia che correva perché senza pretese di costanza, anzi felice d’esserci e di non esserci, compagna fedele non di un dolore vero ma forse solo di un tranquillante, forse amica insostituibile dello struggente rimpianto per la perdita di un paradiso terrestre, dell’occasione perduta ogni volta che ...