1. Io Sono Elbe |8| Deja Vecu


    Data: 02/06/2019, Categorie: pulp, Autore: Cigno

    ... ogni pensiero. Due signori col giaccone blu lungo, la cravatta e le camicie bianche entrarono dunque nella stanza. “Signorina Ehrenfeld?” disse uno di loro, con marcato accento tedesco. “Siamo il commissario Kleine e il vicecommissario Jung. Dovremmo farle qualche domanda. Se la sente di parlare?” Alice rimase immobile. Impassibile. I due provarono lo stesso a interrogarla. “Date le circostanze in cui è stata ritrovata, lei dovrebbe darci qualche delucidazione in più sul perché si trovasse lì in quel momento.” disse Kleine. “Io... Io...” Alice non riusciva a parlare. “Non ricordo.” aggiunse. “Non si preoccupi, signora Ehrenfeld. Vogliamo soltanto aiutarla. Comprendiamo il suo stato di stress attuale ma abbiamo bisogno di ricostruire alcune dinamiche.” disse Jung. “Mi chiami Dottoressa.” Disse Alice. “Come, scusi?” “Sono una dottoressa. Dottoressa Alice Ehrenfeld.” Disse Alice, freddamente, apertamente scontrosa. “Ok. Dottoressa. Vorremmo sapere cosa ci faceva in quella zona. Doveva incontrare qualcuno, per caso?” Alice ricordò istantaneamente l'ultima email che aveva ricevuto da Cleopatra. L'email che non aveva ancora letto. Rimase, dunque, in silenzio. I poliziotti continuarono a guardarla. “Dottoressa, lei è arrivata ieri in città. E' corretto? Ha preso il treno dall'Aeroporto ed è scesa all'hauptbahnhof. Dove era diretta?” chiese Kleine. Alice continuò a riflettere in silenzio, come in stato di trance. Non voleva rispondere a nessuna domanda. ------ Alice vagava per ...
    ... strada, nella notte di Amburgo, in stato di shock. Aveva bisogno di metabolizzare ciò che le era appena successo. Non aveva il coraggio neanche di affrontare i propri pensieri. Eppure, un pensiero andava fatto. Aveva ucciso un uomo. Lo aveva fatto per legittima difesa. Si sarebbe dovuta costituire. Avrebbe dovuto contattare le forze dell'ordine. Avrebbe dovuto passare mesi, se non anni, di inchieste, indagini. E quali erano le prove? Le prove erano tutte sul suo viso. Le percosse. Le strette al collo. Avrebbe dovuto necessariamente fare i conti con la legge. Era ancora una professionista stimata, nel suo paese. O almeno, credeva di esserlo. Il gioco non funzionava più. Sembrava essersi bloccata in un limbo senza uscita. Da quando aveva deciso di vestire i panni di Gaia, la sua identità si fece sempre più labile. Ora che aveva subito quel tipo di violenza, ora che aveva commesso probabilmente un reato imperdonabile, non riusciva più a ritornare nella propria identità. Alice si era definitivamente persa e non sarebbero bastate delle cartine geografiche per ritrovare la via. Prese il cellulare e compose il numero di emergenza. Rimase lì, con la mano tremante e il pollice sul tasto “chiama”. D'un tratto, una notifica apparve. Cleopatra. Con gli occhi gonfi di lacrime, cercò di prender fiato, quando ad un certo punto un'auto della polizia sfrecciò a poca distanza da lei. Con la coda dell'occhio vide che stava andando in direzione della casa di Norman. Ritornò indietro, come ...
«12...456...»