1. Il capitano di corvetta Margherita Rinaldi


    Data: 03/12/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Adriano

    ... atteggiamento sembrava confermare quelle mie impressioni. « E ora Rinaldi cosa facciamo? Ha delle proposte per completare la serata? » chiesi uscendo dal ristorante e aggiunsi « Però ti prego almeno per questa sera, abbandoniamo i formalismi » Il guardiamarina mi guardò stupito. Infatti pur avendo sempre tenuto un contegno rispettoso con i miei sottoposti, ho sempre voluto mantenere, senza cedimenti, ben distinti ruoli e funzioni. « Capitano, non so se riuscirò per tutta la sera a scordarmi che lei è il mio superiore… » « Abbandona il lei, Andrea. Questa sera sono Margherita, sono una donna e anche se porto una divisa ho voglia di divertirmi. Dove possiamo andare? » « Occhei… ci proverò. Ho due proposte: la prima un l0cale molto alla moda e molto raffinato dove ci sono sempre jazz session di ottima qualità; la seconda… ma forse non è il caso… non è luogo più adatto a lei… è un club decisamente più… più… » « Più che cosa… Andrea. E poi non lo ritieni adatto a me… forse perché sono una donna? » « No, no… non è per quello… anzi al “Mambo” di donne ce ne sono molte, anche piuttosto… » e dopo attimi di indecisione « Il fatto è che è il locale preferito e frequentato dalla truppa e dai sottufficiali… » « Quindi ci si diverte di più, mi par di capire. Ma tu questa sera dove andresti se fossi solo. » « Sicuramente al “Mambo” » e dopo un altre esitazioni aggiunse: « Ci sono stato diverse volte, ma mai con un capitano di corvetta… A questo punto, forse sarebbe meglio non andarci in ...
    ... divisa » « Mi incuriosisce di più questa seconda proposta e ci andremo in divisa. Che cosa potrà mai succedere. E poi, l’ho detto, questa sera è giusto concederci qualcosa di più eccitante, siamo stati molto tempo in mare e come ogni marinaio che si rispetti, lo sbarco va festeggiato fino in fondo… » “Mambo Club” era ben indicato dalla rossa insegna luminosa che sovrastava un portoncino di legno scuro. Dopo l’ingresso una stretta scala scendeva portando ad una sala molto capiente. Il “Mambo” era esattamente come me lo aspettavo, modesto, ma estremamente intrigante, in vero stile marinaresco. Il locale era tutto qui, solo quel grande salone spoglio e scuro, nel quale però si respirava una atmosfera di totale e disinibita baldoria. Una illuminazione molto scarsa proveniva da diverse lampade – imitanti i fari di segnalazione delle navi – poste alle pareti e da due grandi lampadari a forma di ciambelle di salvataggio. Tavoli dozzinali occupavano l’intero locale ad esclusione di un piccolo spazio centrale e del bancone bar, dietro al quale un uomo e due ragazze, apparivano già piuttosto provati dal servire e contenere una vociante folla di uomini e donne provati dalla dura vita di bordo. Molti dei presenti si distinguevano per le bianche divise estive e non passava inosservata la notevole presenza di donne; poche quelle in divisa, ma tutte indistintamente dimostravano una spiccata intenzione di divertirsi. Appena varcammo la soglia, l’assordante baccano si acquietò quasi di colpo. ...
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