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Il capitano di corvetta Margherita Rinaldi
Data: 03/12/2019, Categorie: Dominazione / BDSM Autore: Adriano
... camminare e nei gesti. Riconobbi lei, faceva parte del mio equipaggio. Si accostarono al bar, lui ordinò due cognac, ma lei rifiutò, non voleva più bere disse, con l’evidente intenzione di non voler oltrepassare il limite della lucidità. L’uomo allora urlando la insultò e la strattonò con malagrazia obbligandola a trangugiare in un sol sorso il liquore. Ne ordinò altri due e nuovamente la costrinse a bere. Per la terza volta la scena si ripetè, ma questa volta al suo timido tentativo di rifiuto, lui la colpì con uno schiaffo. In un lampo alcuni marinai si alzarono, uno colpì il sergente con un destro diretto al mento tramortendolo, poi robuste braccia lo sollevarono di peso e lo buttarono, con una certa rudezza, fuori dal locale. « Ti avevo avvisata che non era posto… » mi disse premuroso Andrea. « Non ti preoccupare, va tutto bene. Potrei fare rapporto domani e quel tipo avrebbe dure conseguenze… » Parlai al condizionale, perché c’era esitazione in me. Avevo notato subito qualcosa di strano nel comportamento della ragazza, piccoli particolari che mi avevano colpita. Il suo sguardo – già dalle prime sgarbate intemperanze dell’ufficiale – avuto assunto una espressione non chiara, indecifrabile. Quando poi venne colpita con una certa violenza dalla mano dell’uomo, notai un lieve e breve sorriso che contraddiceva nettamente le due lacrime apparse all’angolo dei suoi occhi. Ho sempre avuto una particolare dote naturale nel saper leggere le espressioni minime e con il comando ...
... avevo poi affinato tale capacità di lettura della psicologia delle persone. Non avevo dubbi. Mi avvicinai alla cassa, rapidamente pagai, poi con decisione presi la ragazza e Andrea per le braccia trascinandoli verso l’uscita. Qualche marinaio al nostro passaggio si alzò di scatto portando la mano alla fronte in segno di saluto. Risposi a loro con un sorriso. « Che intenzioni hai Margherita? » Chiese Andrea. « Chiama un taxi con il cellulare… andiamo tutti e tre al mio hotel » risposi con determinazione. Avevo premura di trovare la certezza in quello che per ora era solo un sospetto. Giunti che fummo nella mia camera, feci sedere la ragazza sul bordo del letto e io e Andrea ci ponemmo di fronte osservandola. Lei era in stato di grande imbarazzo, teneva il capo chino e ci guardava da sotto in su con aria piena di dubbi. Non riusciva a intuire quali fossero le nostre reali intenzioni e quali le possibili conseguenze. Sapeva, più per istinto che per altro, che un militare di truppa doveva sempre stare all’erta quando veniva a contatto con un superiore. Forse temeva provvedimenti disciplinari. « Come ti chiami » le chiesi. « Sottocapo Eliana Rami » rispose come da regolamento, ma con un filo di voce. « Chi è quel sottufficiale che era con te » « Il sergente Giorgio Fasoli » « Tu sei del mio equipaggio, vero? » « Sissignora » « È da molto che conosci il Fasoli? » « Da alcuni mesi. Da prima della nostra partenza per la missione » « E ci vai a letto? » A quella domanda lei alzò lo ...