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Voglia di essere troia
Data: 07/12/2019, Categorie: Etero Autore: Cassandra666
Avevo appena perso l’autobus. La serata era piacevole. Decisi di incamminarmi a piedi, nonostante i tacchi alti e la gonna. Mi strinsi nell’impermeabile leggero e mentre muovevo il primo passo il mio pensiero andò improvvisamente a quel ragazzo che ogni mattina aspettava silenzioso l’autobus con me. Be, ragazzo non era il termine esatto. Aveva un’età indefinibile. Il viso fanciullesco era tradito non solo dall’accenno di barba ingannevolmente trasandata ma anche dalle numerose rughe intorno agli occhi. L’abbigliamento era trascurato ma era vestito con abiti costosi di cui distinguevo chiaramente il logo. Non scambiava mai parole con gli astanti, anche se ormai era un appuntamento fisso trovarsi li alla stessa ora per fare tutti la stessa cosa. Neppure la grassa signora ciarliera dai colori vistosi riusciva a strappargli più che qualche monosillabo. Era chiaro, quindi, che non fosse un gran chiacchierone. Al pari di me, potrei aggiungere. Eppure quel suo sguardo diceva molto più della sua lingua, e quando si posava su di me mi regalava una sorta di inquietudine che mi metteva subito a disagio. Non riuscivo a sostenere il suo sguardo, e subito mi voltavo, spesso con fastidio. Quell’uomo mi inquietava tanto quanto mi affascinava. Non lo avevo visto mai sorridere. Così persa nei miei pensieri camminavo tranquilla sul marciapiede umido, non avevo fretta di tornare a casa, quindi me la presi comoda pestando i tacchi sull’asfalto con passo misurato e ...
... sicuro. La incrociai sul marciapiede, neppure si accorse che le passavo accanto. Quella troia impettita non mi degnava mai di uno sguardo. Anzi, mi snobbava, come faceva con la maggior parte dei frequentatori della fermata, tutti tranne quell’invadente cicciona, a ben pensarci. Dopo averla superata, scossi la testa e mi fermai. Mi voltai a guardarla. Niente. Il suono dei suoi maledetti tacchi da puttana risuonava limpido e cadenzato nella notte. Nient’altro. Improvvisamente, come preso da un raptus istintivo, decisi di seguirla. Stretta in quel cazzo di impermeabile nero aveva un gran bel culo che oscillava grazie ai tacchi vertiginosi, facendolo sembrare ancora più grande e alto di quanto non fosse. Una vera provocazione. Il seno abbondante già lo conoscevo. L’avevo sbirciata spesse volte quando aspettavamo l’autobus insieme. Vedere quel culo ondeggiante sculettare come quello di una troia di strada me lo fece diventar maledettamente duro. Camminava piano e in maniera sinuosa, per via dei tacchi. Perciò rallentai e adattai la mia andatura alla sua cercando di non far rumore. Lentamente mi gustai la curva delle sue gambe, dalle caviglie ai polpacci. Gambe segnate, tornite, piene, sicure. Immaginai di scoprire quel culo provocatorio, di palparlo, maneggiarlo. Mi vedevo già strapparle i vestiti. La mia mano scivolò giù fra i pantaloni e mi sorpresi a tastare la consistenza della mia erezione. D’ improvviso persi ogni ritegno. E mi immaginai di fotterla, li ...