1. Voglia di essere troia


    Data: 07/12/2019, Categorie: Etero Autore: Cassandra666

    ... suo buco di culo non solo colava ma che lasciava affondare il mio dito come se lo stessi immergendo nella marmellata.
    
    Lo spinsi dentro con maggior forza, e non sentii alcun attrito. Anzi, il mio dito sembrava venir risucchiato da quel buco vergognosamente bagnato.
    
    “Stavi aspettando questo momento, eh, troia?”
    
    glielo sussurrai nell’orecchio come fossero parola d’amore e con mia frastornata sorpresa lei rispose
    
    “….si!”
    
    Le mie membra erano completamente bloccate. Il peso dell’uomo mi teneva inchiodata contro la parete, cercavo disperatamente di far leva con le mani sulla parete per non dover spiaccicare il viso su quelle mattonelle luride. Non potevo fare mosse avventate, con quel coltello puntato addosso, perciò cercai di assecondare il mio assalitore meglio che potei.
    
    Avevo una paura fottuta. Non avevo mai udito la sua voce e comunque non avrei mai riconosciuto quei sussurri. La sua barba mi sfiorava l’orecchio mentre mi sussurrava oscenità, provocandomi dei brividi involontari. Ma che brividi erano…?
    
    Quando scese con le mani fra le mie cosce, dopo avermi strappato la gonna, mi resi conto che la paura faceva da contorno ad una sensazione diversa, non meno spaventosa.
    
    Eccitazione.
    
    Dio, mi stavo eccitando.
    
    Ripensavo ai suoi occhi, così chiari e cristallini, scrutarmi con sfrontatezza ogni mattina, dilatarsi e inumidirsi dall’eccitazione, ora che mi trovavo li, alla sua mercè.
    
    Mi sentii bagnare. No. Non poteva essere.
    
    Mi scappò un gemito ...
    ... quando mi afferrò la natica con brutalità, ma non riuscivo più a capire se i miei gemiti fossero di paura o di altra natura. So solo che rimasi li, immobile, quando il suo dito sprofondò crudelmente nel mio culo.
    
    L’urlo che mi sfuggì dalle labbra non era di dolore, ma, come mi accorsi con mio grande orrore fu un urlo di incredulità… l’eco di un preannunciato piacere.
    
    Sentivo il mio cuore battere all’impazzata. Ma non era la paura.
    
    Qualcosa in me stava mutando. La mia paura si stava trasformando. Lasciai andare un sospiro, mentre quel dito iniziava a profanarmi con maggiore intimità, penetrandomi con maggior pressione, maggior profondità, un lento avanzare per poi ritrarsi, scivolando libero fra i miei umori.
    
    Mi sentivo profondamente umiliata. Il piacere osceno di quella carezza mi faceva gemere come una cagna vogliosa. Facevo di tutto per contenermi. Per nascondere l’eccitazione di quella perversa situazione, ma non ci riuscivo. E lui se ne accorse.
    
    “E così… questo sei?! Una lurida troia, peggiore delle battone di strada che si vendono per pochi spiccioli! Per un barbone alla fermata dell’autobus ti sei praticamente infradiciata la fica e sbavi come una cagna in calore… mi faresti schifo se non fosse che ho il cazzo in fiamme!”
    
    Dissi queste parole, ma in cuor mio non le pensavo davvero. Mi eccitava e sentirla bagnata rendeva tutto più osceno e perverso. Sentii il bisogno di insultarla, di umiliarla, e mentre pronunciavo quelle parole provai a infilare due dita. ...
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