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Voglia di essere troia
Data: 07/12/2019, Categorie: Etero Autore: Cassandra666
... sulla strada. Fu un attimo. Nel mio cervello scattò qualcosa e in un secondo le fui addosso. La colsi da dietro tappandole la bocca con la mano per impedirle di urlare mentre con una stretta presa del braccio la trascinai in un vicolo li affianco. Nonostante cercasse di divincolarsi la mia presa non cedette neppure per un attimo. Anzi, più si dibatteva più la tenevo stretta, come una gatta in trappola. E nel farlo il piacere di strusciare contro quel culo sontuoso il mio cazzo in piena erezione mi eccitò non poco, tanto che strinsi forte, fino a farle male. Le scappò un gemito. Un unico misero gemito, nonostante cercasse di urlare. Quel gemito mi eccitò come fosse stato un invito. Un invito a osare di più. Una volta dentro il vicolo la sbattei contro il muro. Le trattenni il capo afferrandola per i capelli e la schiacciai contro la parete col peso del mio corpo. Sentivo distintamente il cazzo premere contro di lei e so per certo che anche lei lo sentiva. Non fece più un fiato. Il terrore era tangibile. Ma per renderla più mansueta tirai fuori il mio coltellino dalla tasca e glielo feci scivolare lungo una guancia. Non ci fu bisogno di aggiungere altro. Si irrigidì ma non osò più muoversi. “Ora, troia, vediamo di che pasta sei fatta! Proverai a lottare o te la farai sotto nelle mutande?” Lei non fece un fiato. Restava in attesa della mia prossima mossa. Con la lama puntata al suo viso usai la mano libera per scendere lungo un fianco, tastando, palpando. ...
... Sotto l’impermeabile sentivo quella carne morbida e cedevole. Il cazzo mi stava scoppiando e le idee che mi balenavano nella testa lo facevano pulsare. Sentivo il precum bagnarmi le mutande. Il mio stupore veniva superato solo dall’eccitazione. Finalmente, dopo un tempo che mi parve infinito arrivai a sollevarle la gonna, una gonna stretta, aderente, fasciante. Dovetti strapparla per riuscire a sollevarla. Si spaccò sul culo lasciandolo interamente scoperto. La troia non portava biancheria. La sentii gemere di nuovo. Forse per la vergogna. Il culo era nudo, bianco, largo, esposto alla luce della luna sotto lo strato di abiti che ormai a poco le servivano per coprirsi. Mi sentii salire la saliva alla bocca. Stavo sbavando come un cane con l’osso. Mi sarei disprezzato se non fossi stato così eccitato. Poggiai una mano su quel culo e lo carezzai leggermente. Lei taceva, zitta in un silenzio di tomba. La mia carezza si trasformò in una stretta e poi in una morsa. Le afferrai una chiappa con tutta l’ampiezza di una mano e la scostai dall’altra, allargandole il culo. Si lasciò scappare un piccolo urlo. Subito le ripuntai più saldamente il coltello in viso, facendolo scorrere verso il collo. E nel farlo la mia mano divenne ancora più feroce. Feci scivolare un dito fra le chiappe e le profanai violentemente il buco del culo con il medio. Questa volta fui io a lasciarmi sfuggire un gemito. “Lurida puttana”lo sussurrai quasi con stupore quando mi resi conto che il ...