1. Gli alberi non parlano


    Data: 09/12/2019, Categorie: Etero Autore: CpErotos

    ... e consumare nel bosco, un ragazzotto bello e strafatto, mentre me lo lavoravo, docile e sbavante, costui è arrivato “Ti va un giro in moto?” ”Si” “Metti pantaloni lunghi, ti aspetto all'ingresso”.
    
    Mi porta in un locale a picco sul mare. Non dovrei bere, ma lei dottore non è qui a redarguirmi e non posso accompagnare un vassoio di bruschette e chiacchiere con un bicchiere d'acqua. So che alzerebbe gli occhi al cielo, come fa sempre.
    
    “Sono pazza”
    
    “Sì, l'ho capito”
    
    “Impossibile, il mio super potere è il mimetismo”
    
    “Non sei così brava, ti ho beccata subito”
    
    “Volevo solo fare una passeggiata in moto”
    
    “E' quello che ti ho offerto”
    
    “Non mi piaci”
    
    “Nemmeno tu a me”
    
    “Perfetto. Ti piace Tenco?”
    
    [...]
    
    Durante il viaggio di ritorno mi scopro ad osservare le sue braccia muscolose che dirigono abilmente la moto lungo i tornanti. Sono muscoli di lavoro, non di palestra. Mi trovo a desiderare che quelle grandi mani accarezzino il mio corpo spento. 'Sto stronzo vuole fregarmi, dottore, ma io sono più furba. Mi accosto impercettibilmente, voglio sentire cosa si prova a toccare il corpo di un uomo dopo essere risorti. Mi farà lo stesso effetto della lavanda? Se ne accorge, prende la mano con la quale mi assicuro a lui e seguendo il mio inespresso desiderio, la fa scorrere lungo il suo bel torace scolpito fino ad appoggiarla poco sotto la sua cintura. No, non è come la lavanda, decisamente no. Non ho mai toccato un cazzo così duro, dottore. E' una bella ...
    ... sensazione, meglio ancora dell'assolo di chitarra rock anni '70 che ho sentito stamani alla radio del bar e che ho appuntato sul quaderno alla voce “cose che mi fanno godere”. Non resisto e lo stringo più forte che posso, indovinandone forma e dimensioni. Al mio gesto, la moto sbanda un poco, allora cerco di ritrarre la mano, ma lui me la afferra e me lo fa stringere con maggiore forza. Adesso, dottore, se ne deve andare, voglio stare sola con la mia preda, la strega ha fame.
    
    Non c'è bisogno di parlare. Scendiamo dalla moto e faccio strada nel buio della notte verso la mia grande quercia. Non sei ciò che pensavo di volere, ma prendo il rischio, il dottore non guarda. Ora te lo prendo in bocca, quel bel cannolo, e ti ammansisco con il pompino dei pompini, per poi consumarti, a mio piacimento. Ti faccio vedere io, brutto stronzo, come si domina un uomo. Ti appoggio la mano sul sesso duro e grosso, ma tu la respingi. Faccio per inginocchiarmi, voglio prenderlo in bocca, ma tu me lo impedisci e mi fai rialzare. Cosa vuoi da me? Ho il mio racconto, la mia narrazione, la mia follia e tu non puoi ribellarti. Eppure lo fai. Mi sfili la maglietta, sai che non porto il reggiseno, durante la serata hai più di una volta fermato lo sguardo sui miei piccoli seni liberi. Voglio che li stringi, voglio sentire dolore, invece li sfiori appena, con delicatezza, desidero che li mordi, ma li percorri con le labbra socchiuse, solo ber brevi istanti la tua lingua accarezza i miei capezzoli duri. ...