-
Megastore prima parte
Data: 11/12/2019, Categorie: Etero Autore: werthex
... allontanandoli d’improvviso. Si parlarono per un po’. Lei aveva un accento veneto che rendeva ogni sua frase tremendamente sexy anche quando discorrevano del tempo. “ Lei non è di Roma “ disse poi lui, mentre la mente era persa sulla visione dei movimenti dei seni che lei offriva senza risparmiarsi alla sua vista. “ No sono veneta, sono venuta qualche giorno a trovare mia sorella che abita qui.” “ Ahia…, ha una terrona in famiglia!” “ Scemo!” disse lei e mentre rideva posò la mano sulla mano di lui che teneva il carrello, con un gesto spontaneo, istintivo, come se parlasse ad un amico e non ad uno sconosciuto. Fu un contatto di un attimo, eppure il tempo in questi momenti si dilata all’infinito. Quei secondi parevano non terminare mai proprio come successe al primo sguardo. Lui sentiva la mano sulla sua, ma soprattutto un primo contatto caldo e carico di proibito erotismo sulla pelle che finalmente si congiungeva. In quei pochi istanti tutti e due pensavano alle mani sui loro corpi nudi, al calore delle loro parti intime, all’umidità dei genitali eccitati e profumati di sesso. Di fatto lui aveva un’erezione imbarazzante e quasi dolorosa e lei non stava più letteralmente nella pelle. Lui sentiva le sue palle gonfie e piene si sperma premere contro gli slip. Lei si accorgeva di avere le mutandine bagnatissime e quasi aveva paura che le scolasse lungo la coscia il suo nettare d’amore e si vedesse scendere giù lungo la gamba. Temeva pure che ...
... quel forte odore di sesso che sentiva fosse percepito dagli altri. In realtà solo lui se ne accorgeva, soprattutto perché le ascelle di lei cominciavano ad emanare segnali di eccitazione, quell’odore intenso che emana la donna quando brama di essere penetrata offrendo la sua fica calda e dischiusa. Pensava, sempre in quell’attimo, di accarezzarla sulla spalla, di posare le sue labbra sul braccio e leccarla dove la pelle è più morbida, dove nessuno la lecca mai, all’interno del gomito, nell’incavo tra braccio e avambraccio, o sul polso, oppure, spudoratamente, come un grande porco quale lui si riteneva, di riempire di saliva la sua ascella profumata di sesso e strofinarci sopra il glande pieno della sua cremina vischiosa di cui era già ricoperta. Lei pure non pensava ad altro che al membro di quell’uomo, cercando di immaginarne le fattezze, fantasticando sulla larghezza o sul turgore del suo scroto, non riuscendo a distogliere la mente dall’immagine della sua mano che lo palpa e lo fruga sotto il perineo, passando il dito sul gonfiore della prostata e indugiando sul suo buchetto chiuso di uomo. Staccò la mano con un sorriso malizioso e con i suoi occhi pieni di voluttà e continuarono a girare tra gli scaffali tra domande innocenti e pensieri proibiti. Davanti al banco delle olive lei si girò di spalle e si appoggiò a lui con il bacino facendo finta di niente. Sentì che era duro e mosse il suo sedere contro di lui. Cominciò a strofinarsi senza farsi scorgere ...