1. Io Sono Elbe |7| Le Vite degli Altri


    Data: 20/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Cigno

    L'appartamento di Norman era discretamente grande. Ben più spazioso di quello in cui viveva Alice. Era un loft con una larga cucina con soggiorno. Due bagni. Una camera da letto e una stanza per gli ospiti. “E' tutta tua...?” domandò Alice, posteggiando il trolley all'ingresso. Norman annuì, mentre accendeva le luci del salotto. Alcune piantane illuminarono la stanza con luci armoniose e calde. L'arredamento sembrava decisamente moderno-minimalista. Tuttavia, non sembravano forniture Ikea. C'era uno scientifico senso del gusto, in quel mobilio perfettamente simmetrico, a tinte beige. Ciò che attirò maggiormente l'attenzione di Alice non fu quel senso estetico tipicamente nordico di concepire le living room, bensì una serie di quadri appesi sulle pareti della casa. Ne riusciva a scorgere almeno cinque, soltanto in quel salotto. Sembravano tutti paesaggi rupestri o bucolici. Una tecnica parecchio articolata e complessa che tuttavia non impediva ai profani di apprezzarne la bellezza. Lesse il nome dell'artista: Janet L. “Vedo che hai molti quadri della stesso artista.” disse Alice. Norman rivolse uno sguardo alla donna, mentre rimaneva fissa ad ammirare quei dipinti. “Ti piacciono?” domandò Norman. “Sono fatti bene. Direi che è uno stile che mi aggrada.” rispose Alice. “Bene.” rispose Norman, invitandola a seguirla nella stanza degli ospiti. Una stanza spaziosa, con un letto singolo già preparato. Un comodino, una piccola scrivania. Un armadio a due ante. Un punto luce si ...
    ... affacciava verso un cortile interno, considerato che il loft in questione era al piano seminterrato di un edificio. “Non ti da problemi vivere senza la luce del giorno?” domandò Alice. “No, affatto! Se voglio la luce vera, mi basta andare fuori!” rispose Norman. Alice apprezzò molto la praticità di quella risposta. “La mia stanza è lì.” Indicò Norman, attraverso il corridoio. “Se ti serve qualcosa, puoi sempre chiedere.” “Grazie, Norman.” rispose Alice. Si ritrovò sola, in casa di uno sconosciuto incontrato sul treno. Un bel ragazzo che non aveva negato un certo interesse nei suoi confronti. Aprì il trolley per estrarre un paio di vestiti di ricambio, spazzolino e dentifricio. Controllò il cellulare. Nessun campo. Come avrebbe fatto a ricevere qualche email di risposta da parte di Cleopatra? Si sentì completamente alla deriva. L'improvvisazione non era il suo forte. Aveva accettato la sfida di partire senza garanzie, per conoscere qualcuno di totalmente ignoto. Aveva accettato un invito a cena. Aveva addirittura chiesto ospitalità. Alice stava perdendo pezzi di se stessa ogni giorno. Tuttavia, ad accompagnare la sensazione di inquietudine si stava facendo avanti qualcosa dal sapore originale. Qualcosa di nuovo. Per la prima volta si faceva dondolare dagli eventi, senza forzandone il percorso. Per la prima volta da quando era partita si rese conto che in quella stanza degli ospiti non c'era alcuna viaggiatrice. Aveva ragione, Norman. Era una fuggitiva. Fuggiva da una vita sempre più ...
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