1. Io Sono Elbe |7| Le Vite degli Altri


    Data: 20/01/2020, Categorie: pulp, Autore: Cigno

    ... costretta e stereotipata. Fuggiva da un lavoro che la rendeva cinica e malinconica. Fuggiva persino dalla sua stessa identità. Ora lei era Gaia, misteriosa eurasiatica senza programmi, senza meta. Tuttavia, anche una fuggitiva ha bisogno del Wi-Fi. Non poteva attendere oltre. Cleopatra si sarebbe fatta sentire, prima o poi. Uscì dalla stanza e andò dritto verso la camera di Norman. La porta era aperta e una luce filtrava da dentro. “Perdonami, Norman, avresti mica connessio...?” Alice si ritrovò a deglutire, senza concludere la frase. Gli occhi sbarrati, il cuore palpitante, la pelle d'oca, un brivido alla schiena. Norman era a petto nudo coi pantaloni slacciati e abbassati. Un bronzo di riace sarebbe stato il termine di paragone più appropriato. “Ehm... scusami, non volevo.” disse Alice, imbarazzata. “Tranquilla. Puoi entrare. Dimmi pure.” rispose Norman, privo di qualsiasi forma di pudore, ancorché fittizio. Alice ebbe il tremendo dubbio che stesse facendo quella mossa volutamente. Era forse la tattica successiva? “Volevo chiederti se esiste una password per il wi-fi.” “Oh... si. E' scritta sotto al modem.” rispose Norman. “Grazie.” Rispose Alice, correndo via. Abitudine tedesca? Padrone di casa esibizionista? Tecnica di seduzione? Tutte e tre le ipotesi potevano sembrare valide, agli occhi di Alice. Fece qualche passo e poi si fermò. Tornò indietro in modo nervoso. “E dove trovo il modem?” chiese. Fece un grugnito con la voce, per sottolineare la sua presenza. Norman ...
    ... si voltò di nuovo. “Oh, ancora qui?” Alice cercò di distogliere lo sguardo, a fatica. “Non si usa chiedere il permesso, prima di affacciarsi fuori la porta, lì in Eurasia?” replicò Norman. Era divertito. Molto divertito. Alice tenne gli occhi in alto e le braccia conserte in attesa che il suo ospite indossasse i pantaloncini. “Vieni, te lo mostro.” rispose Norman, percorrendo il corridoio. Alice si domandò cosa altro potesse aver bisogno di mostrare, quel ragazzo. “Grazie.” disse Alice, annotando la password nel suo cellulare. Una volta connessa, aggiornò la casella di posta in cerca di nuovi messaggi. Non le era ancora arrivato nulla. Norman stava lì, in pantaloncini a petto nudo. “Serve altro?” disse lui, senza spostarsi di un centimetro. Alice lo osservò attentamente. Mani poggiate sui fianchi. Petto in fuori. Pantalone attillato. Il linguaggio del corpo non mente mai. Una chiara dimostrazione di virilità. In quel momento, Norman stava usando le stesse tattiche del pavone. Esibire le sue virtù più preziose in una danza ben orchestrata. Le mani poggiate sulle anche suggerivano chiaramente la direzione su cui soffermare lo sguardo. Il resto serviva per confezionare la scena in modo consono. Una donna sufficientemente equilibrata avrebbe gentilmente declinato quel tipo di offerta. Fin troppo sfacciata. Fin troppo presuntuosa. Fin troppo costruita e in qualche modo anche poco elegante. Tuttavia, dal momento in cui entrarono dentro casa, il rapporto tra Norman e Alice si era ...
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