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Villaggio di houer capitolo 3
Data: 30/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... non poteva essere altrimenti. Allora un po’ l’amavo e un po’ l’odiavo e non saprei dirvi da quale parte pendesse di più la mia coscienza. Non sapevo se obbedire ai miei istinti o al mio senso del dovere, ai sentimenti o alle regole morali e alle leggi di natura. Alla sera, mi accucciai nel mio letto per immergermi nel mio pensiero fisso. Già immaginavo il sibilo che la verga avrebbe propagato nell’aria e il suono odioso del suo abbattersi sulla mia carne viva. Avrei pianto, mi sarei disperato? Questo era sicuro, ma forse sarei morto di crepacuore ancor prima di arrivare all’esecuzione della sentenza. Il tempo passava in fretta, erano trascorse già molte ore e l’ora della verità si avvicinava anche se altrettante tante ore mancavano. Joshua mi chiese di entrare nel suo letto, ma io non l’ascoltai e rimasi in silenzio. “Mark, vieni!” Il mio labbro inferiore tremando preannunciava un’altra crisi di pianto. Ero attanagliato dal terrore della punizione, ma anche angosciato dall’idea che avrei dovuto dire addio al mio amore per mio fratello, al suo calore, al suo affetto, al suo amore per me, a tutte quelle emozioni e a tutti quei sentimenti che egli era riuscito a tirare fuori dalla mia anima prima arida o solamente inconsapevole. Proprio in quel momento così triste e doloroso avrei avuto bisogno del calore del suo petto, della sua consolazione ed invece lo rifiutavo vinto dalla forza di una morale che quelle stesse cose considerava immorali, peccaminose, un offesa a ...
... Dio. “Mark, vieni!” Egli mi invitava nel suo letto con voce preoccupata e ansiosa. Immaginava probabilmente che il colloquio con il signor padre era la causa di quella tristezza e di quel silenzio in cui mi immergevo e isolavo e che mai sarei riuscito a combattere da solo. La coperta si sollevò e Joshua entrò nel mio letto accucciandosi accanto a me e, come la prima volta, quando fui io ad entrare nel suo letto, ce ne stemmo uno accanto all’altro, staccati a guardare il buio in alto, intimiditi forse o più esattamente in attesa che uno dei due parlasse mentre i nostri corpi rabbrividivano, non solo per il gelo. Ancora una volta, fu lui a prendere l’iniziativa di tirarmi a se e di stringermi forte mentre io un po’ mi opponevo e un po’ bramavo di rifugiarmi nel suo petto consolatorio a cui alla fine cedetti. “Joshua – gli dissi balbettando – Se continuiamo così, presto moriremo.” Egli, all’’udire le mie parole, mi strinse ancor più forte. “Se devo rinunciare a te, preferisco morire, Mark. Tu sei il mio respiro.” “E tu sei il mio, ma il signor padre afferma che moriremo…” “Il signor padre ti ha parlato del ragazzino morto della nostra stessa malattia?” “Si Joshua, è terribile.” “Mark, quel ragazzino non è mai esistito.” Rimasi un po’ in silenzio a riflettere su quelle parole che mettevano in dubbio la veridicità delle affermazioni del signor padre. Perché mai avrebbe dovuto inventare una storia così tremenda, a che scopo mentire? “Mark, hai ...