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Villaggio di houer capitolo 3
Data: 30/01/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... detto di noi due al signor padre?” Fui io, adesso, all’udir di quelle parole, a stringermi a lui. No, questo non lo avevo fatto, non lo avevo tradito anche se, a causa della mia debolezza, ci sarebbe mancato poco. Ero lì per lì per addossare a lui tutte le colpe, a scaricarmi di tutte le responsabilità, ma resistetti anche perché il signor padre non indagò a fondo sulla consistenza dei miei comportamenti contro natura. “No, Joshua, non ti ho tradito. Abbracciami… Se l’avessi fatto non potrei abbracciarti e non saremmo qui ancora insieme.” “E cosa gli hai detto?” “Io non ho detto nulla, ha parlato sempre lui. A me è sembrato che sapesse tutto.” “Sciocco – mi disse benevolmente – il signor padre non sa assolutamente nulla di noi due e nulla dovrà sapere. Lui ha agito di astuzia. Sa che tutti i ragazzini come noi si masturbano e ti ha raccontato quella storia per farti ammettere che anche tu lo fai.” “Si, questo l’ho capito. Ma se non smetto…” Non riuscii a continuare quanto quel che stavo dicendo mi incuteva paura, ma lui continuò per me. “Domani sera ti infliggerà dieci colpi di verza e lo farà ogni quindici giorni se non smetterai.” “Si, è così.” “Mark, ci son passato pure io, anzi tuttora sottostò alle sue punizioni.” “Perché non riesci a smettere?” “All’inizio pensavo che se avessi smesso lui non mi avrebbe più punito, ma non è stato così. Nonostante gli giurassi di non averlo più fatto, ed era la verità, lui mi puniva ugualmente e ...
... ingiustamente. Mi diceva che la cura aveva dato i suoi effetti e che dovevamo continuare così. Mark, lui ti punisce a prescindere perché sa che prima o poi si cede alla tentazione, non se ne può fare a meno. Talvolta gli davo ragione, quando mi masturbavo senza motivo, solo per abitudine e non riuscivo a smettere. Mi dicevo che forse quei colpi di verza me li meritavo. Ma fra noi è tutto diverso, io ti amo.” “Anche io ti amo, Joshua, ma cosa dobbiamo fare?” “Dobbiamo sottostare alle sue regole, non abbiamo scelte, almeno fino a quando…” “Fino a quando?” “Mark, un giorno io scapperò, non voglio stare tutta la mia vita in questo villaggio.” “Joshua, tu mi lascerai, mi abbandonerai?” gli chiesi spaventato da una simile evenienza. “Ti aprirò la strada. Voglio andare a vivere a Berlino, Gustav mi ha detto che è una città meravigliosa.” “Gustav?” “Si, lui ci vive gran parte dell’anno e mi ha raccontato che è una città viva, piena di gente, di artisti e di gente libera. Io voglio vivere lì, voglio essere libero. Mi cercherò un lavoro e quando mi sarò sistemato ti verrò a prendere.” “Quando succederà?” “Non ora, tra un paio di anni. Adesso sono troppo piccolo, darei troppo nell’occhio, ho ancora il viso liscio.” “Allora ci sarà tempo per stare insieme.” “Si Mark, staremo insieme per tutta la vita, se avrai pazienza. Quando mi sarò sistemato, avrò trovato lavoro, verrai a vivere con me a Berlino, per sempre” Ci stringemmo e stemmo in silenzio ...