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Una cagna al mare (immaginando una gita in programma)
Data: 30/01/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: JoyChiara
... venne subito dentro, io chinata sul lavandino e lui a infilarmelo da dietro. Si stupì molto nel non trovarmi bagnata. “Hai paura?” Non risposi, anzi feci cenno di no con la testa e lui usò le dita per allargarmi la fica, “poi stasera ti inculo per bene, eh?”. Mi girò di scatto e mi prese di rabbia la testa per strofinarsi con forza il cazzo nella mia gola. Incredibile come avessi imparato in così poco tempo a farmi fare anche questo. Io che a stento sapevo prenderlo in bocca e ogni volta facevo saltare il malcapitato, per i denti. Girata di nuovo infine mi penetrò e mi riempì di sperma. Ci gettammo insieme sotto la doccia, ghiacciata. Io uscii per prima e mi stavo asciugando, non osavo fare nulla. Sul letto avevo poggiato il costume da bagno. Lui uscì dalla doccia e lo mise via. “Lo sai questo non ti serve oggi, per niente” e mi abbracciò, ancora umido. Ci baciammo a lungo, come due innamorati, innamorati. Lui si staccò e, come in un rito, prese il collare e me lo mise al collo. Era un collare abbastanza alto, due dita, di un marrone che si accordava bene con la mia pelle. Mi portò davanti allo specchio per farmi vedere come mi stava. “Abbiamo fatto bene a prenderlo borchiato, vero?”. Poi tirò fuori il guinzaglio e me lo appese al collare. Iniziò quindi a vestirsi. “Allora siamo d’accordo che esci a 4 zampe” Andiamo piano così per le ginocchia, sulla spiaggia non ti faranno male ma qui devi un po’ sopportare.” “Mi sa che era meglio comprarle le ginocchiere, anche se ...
... antiestetico” “Se è troppo difficile me lo fai capire che almeno sino alla spiaggia vediamo un po’ come fare. Sei eccitata? Il tuo primo giorno da cagna, finalmente!”. Annuii con la testa, ma non era vero. Volevo scappare. Infine la porta della stanza si aprì e fu la prova più difficile. Lui era vestito di tutto punto nella sua tenuta da spiaggia e io nuda al guinzaglio. “Forza abbassati!”. Vedere il mondo da quella altezza, doversi strofinare su un pavimento calpestato da tante scarpe non mi faceva piacere. Cercavo mentalmente ogni ragione per non farlo. Tutte tranne l’unica che avrebbe contato davvero: non voler essere ridotta allo stato animale! Quello mi piaceva da morire e mi ancorai con tutte le mie forze a questo pensiero, tanto che mi sembrò di sentire la vertigine. Primo passo, secondo passo, dalla moquette della stanza al pavimento freddo del corridoio, poi di nuovo il tappeto consunto, la fredda soglia dell’ascensore e il linoleum al suo interno. Si chiudono le porte dell’ascensore ed è stato quello l’inizio. Io tenuta davvero al guinzaglio, così in basso. Tra poco quelle porte si apriranno, come un sipario, e io sarò una Cagna per tutti! Avrei vomitato in quel momento. Angelo era fermo e sentivo che anche lui aveva paura, paura del giudizio di tutti, paura, paura, paura e basta. La porta si aprì e la paura aumentò, ma si doveva uscire, e uscimmo. Sapevo che se mi alzavo Angelo avrebbe capito. Sentivo che se lo stava augurando e la cosa mi fece male. Pensai che dovevo ...