-
Una cagna al mare (immaginando una gita in programma)
Data: 30/01/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: JoyChiara
... essere coraggiosa anche per lui, farlo felice, dargli tutto quello che aveva sempre desiderato: trattare la sua donna da cagna! Veramente. Così uscii per prima dall’ascensore a 4 zampe. Era evidente che Marco aveva avvisato tutti e molti fecero gli indifferenti. Due signore invece con cui avevo prima scherzato mi avevano aspettato e mi fecero un applauso di incoraggiamento. Non sapevo come ringraziarle. O se odiarle. Ed eccoci quindi nella Jeep. Io l’unica accovacciata, nuda, tra le gambe di Angelo, che mi accarezzava la testa come ad una cagna e parlava di me in modo brutalmente sconcio. Tanto sconcio che non ve lo sto a ripetere. Il buco del culo, le ispezioni, la mia gola, insomma quelle cose lì. Arrivati sulla spiaggia, ci avevano procurato degli ombrelloni e delle sedie da mare. Ovviamente ci tenne a prendere solo una sedia. Mise giù un telo facendomi segno di sdraiarmi sopra, ma io preferii sporcarmi di sabbia e far finta di non capire, come se quello fosse per lui. Sapevo che Angelo non amava la sabbia, ma una cagna è una cagna e ora doveva sopportarmi così. Mi ci rotolai dentro e lui alla fine borbottò “Buona che devo ancora metterti la crema e ti sei già riempita tutta di sabbia!”. Fui felice di quel momento di vera interpretazione del ruolo. Mi sentii naturalmente cagna, davvero. E mi piaceva quella improvvisa allegria tra noi. Tutto mi sembrò essere diventato facile. Gli sarei saltata addosso e un po’ lo feci. Lui stava meticolosamente infilando il bastone ...
... nel solco fatto prima con le mani e io presi a girargli intorno e mordicchiarlo sui polpacci. Era una scena ridicola e i vicini presero a guardarci, credo davvero con invidia. Una scena di felicità assoluta. Lui rideva e mi scalciava “Buona, buona, non riempirmi di sabbia che non mi piace”. Tirò su l’ombrellone, accertandosi che non prendesse vento e poi mi levò il guinzaglio e mi ordinò di andare a sciacquarmi in mare. Feci l’errori di correrci dentro, ero troppo felice e mi distrassi. Quando tornai dal mare, mi corressi e appena fuori mi misi 4 zampe e arrivai da lui che si era imbronciato. “Cosa hai fatto?” Che dovevo dire? Lui prese il guinzaglio e iniziò a battermelo sulle mie natiche. Faceva male, come la cinghia e io gridai, non per fermarlo ma per il dolore. Marco si avvicinò subito e qualcuno sulla spiaggia si alzò in piedi allarmato. Marco si chinò verso di me e mi chiese se era tutto ok, “Si, si, non preoccupatevi, grazie” “Lei basta che ci dice che no e noi lo fermiamo subito” Sentii Angelo sotto accusa e mi dispiacque da morire, Lui era solito prendermi a cinghiate ed era per me normale, poi mi sculacciava ed ero arrivata a sopportare otre 300 schiaffi, a mano piena, mano che gli baciavo perché a lui faceva male quando mi batteva molto, sempre con la destra. Gli diventava rosso anche a lui il palmo della mano. Mi venne dal cuore dire a Marco “per favore, io sono contenta così, davvero contenta, non rovini tutto”. Marco e Angelo si guardarono negli occhi. Lui si ...