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Una cagna al mare (immaginando una gita in programma)
Data: 30/01/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: JoyChiara
... quella platea ammutolita. Angelo si ributtò in acqua e io andai ad adagiarmi sotto l’ombrellone, anche se lui non c’era camminando a 4 zampe. Sapevo che mi stava guardando e non volevo deluderlo. Quando uscì gli feci le coccole e lui a me. Poi si alzò dicendo “avrai sete” e tornò con un piattino di plastica chiesto al Bar, insieme ad una bottiglia d’acqua da due litri. Lui riempiva il piattino e io leccavo l’acqua. Era vero, stavo morendo di sete. Lui non resisteva troppo al sole e si portava sempre sotto l’ombrellone, con la sedia a sdraio. Io invece amavo sentire i raggi del sole sulla mia pelle, ma lui voleva che li prendessi accucciata e con il culo alto, perché, diceva, voleva che mi abbronzassi per bene anche nel solco delle natiche. Capite ora come ero tornata nello spogliatoio del lavoro. Saliti tutti al bar per la pausa cestino, Angelo aveva preso a far vedere a tutti il mio buco del culo, ora parlando dell’inculata sulla spiaggia ora con la scusa della cacca e delle abitudini da prendere con una cagna per questo. Per limitarlo in questa continua esibizione di me, avevo preso a mettermi con la testa sulle sue cosce. Mi piaceva tanto che me la accarezzasse, più animale che mai. Arrivati i panini, ovviamente fu lui a imboccarmi con tozzi di pane e condimento. Se cadeva lo dovevo raccogliere e mangiare lo stesso. Imparai a porgerlo a lui e lui prendeva il boccone dalla mia bocca, lo puliva di eventuali residui di sabbia o aghi di pino e me lo rimetteva in ...
... bocca. Alla fine quello diventò un gioco di gruppo e tutti volevano provarci a darmi qualcosa e accarezzarmi, “che bella cagna, sei davvero fortunato”. E così via. Già. Davvero fortunato. E io? Voi che dite? Fortunata anche io? La notte Angelo nemmeno in stanza mi fece smettere di essere una cagna. Mi rimproverava d’aver pianto, altrimenti mi avrebbe fatto preparare una cuccia, giù all’aperto. Ero terrorizzata da quello che stava dicendo. Mi lavò lui, nella doccia. Le ginocchia mi facevano davvero male e me le medicò, “Comprerò quelle ginocchiere, oppure le facciamo noi, color pelle e aderenti, che non diano disturbo agli occhi”. Mi insaponava tutta, mi lavò anche i capelli, me li asciugò con phone, passò con cura l’asciugamano su tutto io il mio corpo. Io avevo desiderio e temevo che lui si mettesse a letto senza fare sesso. Lo capì e disse “Cuccia!” Era un segnale convenzionale. Quando lui diceva così, dovevo sedermi sulle ginocchia, alzare le mani tipo cagnetta in piedi, gomiti sul petto e polsi sotto la gola, e aprire la bocca. Aprirla bene perché lui ci infilasse il cazzo dentro. Lingua ovviamente tutta fuori, da brava cagnetta. Dopo mi scopò da dietro e poi di nuovo in culo, come piaceva a lui, entrando dall’uno per passare nell’altra e così via. Mi dispiacque non sentirlo vibrare dentro di me. Volle fare l’ennesima porcheria e venne sul pavimento, dicendomi di leccare lo sperma da terra. Mi faceva schifo ma lo feci, con la lingua bella tesa. A lui il cazzo si rizzò ...