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Tre iene e un lupo solitario
Data: 09/02/2020, Categorie: pulp, Autore: Edipo
... Si spogliò rapidamente e il barone vide un corpo così giovane e bello che malgrado le sue forze fossero consunte sia dalla malattia che dalle pretese erotiche delle sue serve, si risvegliò dal torpore mattutino e si risvegliò in lui anche qualche altra cosa. Il sapore della giovinezza sostituì quello della maturità e della vecchiaia e il dolce ingresso ancora inviolato dava un senso di fragranza e di pulizia così lontano dall'odore ambiguo che emanavano le caverne profonde di madre e nonna. Se il barone era stato quasi stuprato dalla prima e seconda Rosalba, stuprò quasi a sua volta la terza, anche se un uomo più esperto avrebbe trovato che certi movimenti del corpo e certe carezze lascive erano tipiche di una semivergine che fino ad allora era stata attenta a spendere senza intaccare il capitale. Quale uomo era più fortunato del barone Lancillo? Tre generazioni di donne gli si davano senza remore, vogliose e procaci e certo non era questa la compagnia di cui il curato pensava avesse bisogno. Ogni notte una di loro gli riscaldava il letto finché una sera non gli si presentarono tutte e tre. "Vedi, padrone," diceva la grande, "noi facciamo sempre tutto quello che vuoi." "Non ti rifiutiamo mai nulla," disse la media. "Io ti ho dato la mia verginità," disse la piccola. "Siamo tutte e tre pazze di te ma abbiamo deciso di dividerci il tuo amore da brave mamme e figlie, in modo da formare una vera famiglia." "Solo che anche tu devi dimostrare che ci vuoi bene." "E come ?" "Perché ...
... non sposi una di noi? Sposeresti anche le altre due e vivremmo sempre insieme, tutti felici." "Non posso sposarmi perché appartengo a un ordine cavalleresco che mi impone il celibato e perderei la piccola rendita di cui il cavalierato mi gratifica. Ma sicuramente farò testamento nominandovi mie eredi." Per celebrare l'avvenimento le tre porcone fecero festa al loro padrone allietandolo insieme, regalandogli sei poppe e sei buchi, litigandosi il privilegio di essere inondate per prime dal suo seme. L'orgia lasciò senza forze il triplice amante e così, il giorno successivo, si fece portare a letto il necessario per scrivere e vergò il suo testamento, disponendo che alla sua morte, a parte alcuni lasciti minori, l'intero suo patrimonio (che consisteva nel castello, in qualche gioiello di famiglia, in un paio di quadri antichi e nei pochi risparmi derivati dalla rendita dell'ordine cavalleresco) sarebbe andato a Rosalba vecchia ma se questa fosse morta prima di lui, tutto sarebbe andato a Rosalba media e in caso di ulteriore morte a Rosalba piccola. Lo sforzo stremò il barone che per il resto del giorno si addormentò beato. Si svegliò verso sera, sentendosi addosso gli inequivocabili brividi che preannunciavano l'imminente crisi del suo male. Chiamò le sue domestiche ma non ebbe alcuna risposta. A fatica, allora si alzò e cercò nei suoi cassetti le medicine e le misteriose pozioni che lui stesso aveva imparato a prepararsi con l'insegnamento del defunto dottore: ne serbava sempre ...