1. Tre iene e un lupo solitario


    Data: 09/02/2020, Categorie: pulp, Autore: Edipo

    ... affronto e la comunicò alle sue degne maestre. "Facciamogli vedere per l'ultima volta le nostre fiche che gli piacevano così tanto!" Tre risate sconce si unirono mentre si sollevavano le gonne e all'unisono gli rovesciarono addosso il contenuto delle loro vesciche. Così lo lasciarono solo, mentre gli spasimi della malattia, non lenita dai soliti rimedi, cominciavano a contorcerlo. Fu l'avidità a perdere le tre iene, bastava che pazientassero un pò, che lo tormentassero con le loro maratone sessuali e il suo fisico si sarebbe consunto e spento, gli avrebbero succhiato ogni linfa vitale meglio ( o peggio) del suo morbo sconosciuto... Lo lasciarono solo per due giorni e due notti, tempo che pensavano sufficiente per ritrovarlo morto. Già da molte ore pensavano di aprire la porta della cantina e dare un'occhiata ma uno strana inquietudine si era impadronita di loro, o forse un presentimento... Forse, magari, un brivido di angoscia assalì anche quelle tre streghe, a cominciare da chi, per età, aveva più colpe sulla coscienza. La vecchia diceva alle altre di aspettare ancora un poco, non c'era fretta, ma la figlia e la nipote erano impazienti, c'era il rischio che qualcuno, magari il curato, sapendo che il barone stava male, avesse la bella idea di volerlo visitare. Anche la figlia però si lasciò vincere dal dubbio e non insistette più. Sola rimase la nipote, con la sua giovanile fretta, a spingere per finirla una buona volta. Alla fine tirò il chiavistello, aprì la porta e guardò ...
    ... in basso. La madre e la nonna non ebbero il coraggio di seguirla, voglio credere che la consapevolezza di avere lasciato morire un uomo lacerasse il loro animo... Ma un urlo straziante le scosse, era Rosalba piccola, l'ex verginella, la piccola iena che avevano cresciuto, a gridare e il suo era un grido in cui nulla di umano si poteva ormai distinguere. Il terrore si dipinse sui volti delle due e un istinto forse materno scosse la madre e la spinse ad andare a soccorrere la figlia. Un nuovo urlo lacerò l'aria e si confuse con il primo. La vecchia, ormai sola, aveva il cuore che andava a mille, sudava ed era paralizzata, incapace di fuggire. Guardava l'ingresso della cantina e per lunghi interminabili minuti restò in attesa che qualcuno vi si affacciasse. Un rumore come di pelle lacerata, di artigli e zoccoli, un ansimare da animale raggiunse le sue orecchie. Poi vide. Vide la bestia, con un'enorme lingua che penzolava tra le fauci spalancate, un enorme lupo grigio dagli occhi iniettati di sangue che la fissava, sporco delle viscere di qualcuno che era appena stato orrendamente squartato. La fine della vecchia fu più fortunata rispetto a quelle delle sue discendenti: era già morta, il cuore era scoppiato per la paura, quando la bestia lacerò anche le sue abbondanti carni e se ne nutrì, ancora non sazia. L'attacco di licantropia durò tutto il giorno. La mattina dopo si svegliò stravolto e la buona sorte lo condusse a ritrovare le medicine nascoste e subito le prese per evitare ...
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