1. L'epopea delle candele - terza e ultima parte.


    Data: 26/02/2020, Categorie: Etero Autore: Honeymark

    ... Meno le calze.
    
    Valentina, terrorizzata e profondamente umiliata, si slacciò il reggiseno e lo sfilò. Poi, con titubanza, mise la mani alle mutandine e, con grande sforzo, le abbassò fino a togliersele del tutto. Ora era di una bellezza scultorea senza pari. La guardammo allupati e soddisfatti.
    
    La Laureata si avvicinò, le palpò prima le tette da dietro e poi infilò le dita nella fessura del culo fino a toccarle l’ano. Valentina dovette allargare un attimo le gambe per lasciarla lavorare.
    
    Quando lo ritenne opportuno, la Padrona andò a prendere un collare e due cinghiette. Mise il collare e le cinghiette ai polsi di Valentina, che poi fissò al collare.
    
    - Giù. – Ordinò, prendendola per il collare. – In ginocchio.
    
    E Vale si inginocchiò e si mise a quattro zampe. Visto che aveva le mani legate al collare, la testa doveva stare quasi in terra.
    
    - Allaga bene le gambe, troia!
    
    Obbedì.
    
    Poi la Laureata mi porse la mano per farsi dare quello che le serviva. Io presi il cero da quasi 4 centimetri di diametro, lo lubrificai per bene e glielo porsi. Lei appoggiò la base al buco del culo di Valentina e, dopo qualche movimento, lo spinse dentro di brutto sino a fine corsa. Vidi le chiappe prima stringersi per impedire l’accesso e poi allargarsi sbracate dalla presenza indebita.
    
    Valentina gemette, sbatté i piedi, ma sopportò stoicamente.
    
    La Padrona, rossa in faccia dall’eccitazione, prese i fiammiferi che le porgevo e accese il cero. Poi mi fece segno di venire da ...
    ... lei a guardare la mia Valentina.
    
    - Il candelabro più bello del mondo, – Commentò. – Lo sognavo da quando hai eseguito la sentenza.
    
    - Sì, è bellissima. – Convenni.
    
    Il suo culo era tondo e sodo, in mezzo il cero fuorusciva come un obelisco nella Roma imperiale.
    
    La Padrona le prese in mano la figa e la strinse come una spugna.
    
    - È bagnata, – commentò girandosi verso di me. – Te l’ho detto, è una troia!
    
    Le presi anche io la figa in mano. Era calda e bagnata. Me lo fece rizzare come una sartia.
    
    - Scodinzola! – Ordinò a Valentina, dandole una scudisciata alla natica destra. – Scodinzola per tutto il periodo della nostra monta.
    
    Si spogliò in un baleno, io ero già nudo e ci mettemmo a scopare come ricci, gridando e godendocela in modo da farci sentire da Valentina. Mi godetti il contatto pieno e interessato della laureata. Con la figa sapeva come ottenere il massimo godimento dal mio cazzo.
    
    Venimmo in fretta, tanto eravamo eccitati.
    
    Non appena finito si alzò e potei vederla nuda in piedi. Prese i vestiti piegandosi in avanti e potei vederle la figa. Andò in bagno.
    
    Valentina continuava a scodinzolare ubbidiente con la cera che colava ormai sulla fessura del culo e sulla figa. Restai a godermi così il post coitum guardandola.
    
    Quando uscì dal bagno, la laureata prese la cinghia e cominciò a frustare il culo di Valentina per spegnere il cero. Per quattro volte sbagliò la mira - credo di proposito - e Valentina sobbalzò gemendo e stringendo le chiappe ...