1. L'epopea delle candele - terza e ultima parte.


    Data: 26/02/2020, Categorie: Etero Autore: Honeymark

    ... aottorno al cero. Allora gettò la cinghia e prese un tubo di cartone. Stavolta prese in pieno la fiammella con un colpo secco e la spense. Con quel colpo, stavolta Valentina ebbe una vibrazione causata dallo scossone che dal retto si era ripercosso all’intero intestino e allargò al massimo le chiappe.
    
    Allora la laureata gettò il tubo, mi diede un bacio sulla guancia e fece per andarsene.
    
    - Non te la fai leccare? – Le chiesi, dato che era quella la prassi.
    
    - Ho fretta, – rispose. – Sostituiscimi tu. So che sei bravo… he he.
    
    Se ne andò e scomparve della mia vita.
    
    - Puoi smettere di scodinzolare, – dissi a Valentina. – E vieni qui.
    
    Si portò a me piano, camminando su gomiti e ginocchia, impalata.
    
    - Succhiamelo con calma. Voglio che lo pulisci dalle gocce della Laureata e che me lo fai rizzare come si deve per fornire un «esimente» ai Padroni.
    
    Le slegai le cinghiette che le univano i polsi al collare e lei, ubbidiente, cominciò a lavorarmelo con la bocca. Impiegò un po’, per via della grande eccitazione che aveva segnato la mia scopata precedente. Ma pian piano, come se un telecomando mal funzionante fosse finalmente riuscito a sollevare la stanga del parcheggio, il pene prese corpo. Il mio relax era finito.
    
    La lasciai andare avanti così finché, d’un tratto, «la bocca sollevò dal fiero pasto, forbendola a capelli», e si raddrizzò. Andò a cercare il cazzo con la figa e la trovò subito. Se lo infilò e io sentii la presenza del cero nel suo culo, che ...
    ... andava a sbattere sul letto sfiorando i coglioni. La sensazione fu sorprendente e l’uccello si indurì come il cemento. Cominciò a saltare sul cazzo e sul cero, come se fosse l’unica cosa che le importasse fare in quel momento.
    
    Continuò così, aumentando sempre più le grida con gli occhi chiusi e le labbra aperte. Lasciai che facesse tutto lei e difatti venne proco prima di me, smettendo però molto dopo.
    
    Una volta sopita, si gettò sul mio corpo, tra le mie braccia. Aveva le pulsazioni alle stelle. La tenni stretta così finché, prima di addormentarsi col cero in culo, non sussurrò «ti amo!»
    
    Le risposi «anch’io!», ma credo che si sia addormentata prima di sentirmelo dire.
    
    
    
    10.
    
    Finimmo l’università e ci sposammo. Abbiamo fatto due figli, un maschio e una femmina.
    
    Sono passati quasi 40 anni da allora. Oggi non c’è più la servitù della Matricola. Da quasi 30 anni viene considerata un atto di bullismo a tutti gli effetti. Ma non è così. I bulli di oggi sono dei volgari teppistelli da strada e basta.
    
    Nella vita non incontrammo nessuno di coloro che avevamo «dominato» ai tempi dell’ateneo, però il vizietto lo conservammo. Il sadomaso era nelle nostre vene e una o due volte all’anno coglievamo le occasioni che si presentavano. Con la collaborazione della moglie è molto più semplice intuire chi è tagliato per queste cose e convincerlo a sottomettersi a entrambi. Maschi e femmine, ma soprattutto femmine.
    
    Invece non sono più riuscito a trovare il dominante, o la ...