1. Isabella


    Data: 28/02/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: GiulianoSicano79

    ... trattenerla più di tanto; non posso non lasciarla andare. Sorrido. La guardo allontanarsi e scomparire. Mette gioia dentro, Isa.
    
    III
    
    «Il vero miracolo è lo spirito di quella personcina. Per me è un ideale di libertà, di purezza, di santità. Le voglio troppo bene» dico ai ragazzi mentre sediamo all’ombra di un ampio ballatoio per fumare al riparo dal sole. «Oggi gliela metto in culo a sangue a quella troia, in tutta purezza!», replica volgarmente Antonio e io lo fulmino con lo sguardo. Marco dà uno scappellotto all’amico e dice: «Ecco che arriva Isa».
    
    «Il campanile, Il teatro, la scuola, la farmacia! Provate ad immaginare quante storie si sono svolte qui, quante vive emozioni, fino a pochi attimi prima del triste evento. Baci, gioie, amori, sogni, piaceri! Fatemi compagnia! Oggi sono troppo felice!»
    
    Isabella si concede sempre. Chiunque in città la vuole, può possederla, figuriamoci gli amici. Sempre, dovunque e in ogni modo. Senza troppe distinzioni di sesso, età ed etnia, sinora si è concessa, dai tredici anni in poi, ad almeno cinquanta tra uomini e donne. Ultimamente l’avevano posseduta ed erano rimasti posseduti da lei tre compagni di scuola, un professore, una psicologa, un prete, un poliziotto, un giovane immigrato e due suoi cugini commercianti.
    
    Era semplicissimo, bastava parlarle qualche minuto e poi prenderla senza se e senza ma; non si sarebbe né rifiutata, né lamentata, ma bisognava prenderla con forza per farla veramente felice, sottomessa godeva ...
    ... come un fiore al sole. Io lo so e per questo gioisco per lei, gioisco con lei.
    
    IV
    
    «Venite qui! È fantastico» urla Isabella dal fondo di una via. Aggiriamo rovi e macerie per raggiungerla. S’è ficcata in una piccola chiesetta che non avevo mai notato, al margine settentrionale del paese. In alto, sul timpano della facciata della chiesetta, una strana statua occupa la nicchia centrale dove prima doveva esserci l’effigie del santo dedicatario della chiesa. Grottesco, mai visto. Sembrava un folletto malizioso più che un santo, un satiro lascivo. Una profonda incisione posticcia sull’architrave del piccolo portale recitava:
    
    ECCE SĂCELLUM PRIAPI,
    
    REPRIMITE MĂLITIAM
    
    Entriamo, troviamo Isabella, più elettrizzata e solare che mai, scorrazzare curiosa in un ambiente singolarissimo. Mi porge la fotocamera e mi dice, eccitata: «Tieni, Alida! Devi scattarmi troppe foto. Meraviglia! Che statue sono? è un paradiso di richiami alle gioie del corpo e dell’anima!»
    
    La cappella, a pianta centrale, è davvero minuscola. Perfettamente integra nelle parti architettoniche e ben mantenuta negli arredi. La parete circolare e il soffitto di marmo nero portòro, al mezzo un gran basamento rotondo di porfido, su cui si adagia una possente scultura di bronzo. Un trittico d’eccelsa fattura. La figura centrale è una creatura grottesca e al contempo fiera e gaia. Sguardo di gioia asessuata e pura che incanta, invoglia e seduce, sorriso d’elfo che strega, una sorta di nano-folletto tarchiato e ...