1. Isabella


    Data: 28/02/2020, Categorie: Sesso di Gruppo Autore: GiulianoSicano79

    ... sul basamento del trittico di Priapo. Mi cerca, mi fissa, mi sorride ammiccante. Si carezza il clitoride, le anche, i seni.
    
    Il monaco prende dal tabernacolo d’argento un calice rosso. Versa il liquido fluorescente. L’orifizio si distende accogliendo quel fluido ultraterreno. Il volto della ragazza si fa rosso fuoco. Urla felice, stridula: «lo voglio, forte, ora, ti prego, ora». Il cordone dorato del saio cade sul pavimento.
    
    Le urla d’Isabella sono il canto straziante e incantevole delle Sirene. Stordiamo davvero, sempre più immobilizzati. Con compostezza solenne, muscoli tesi, vigorosi, perfetti, il monaco entra. Poi sangue, inevitabili schizzi per quell’incredibile sodomia. Antonio e Marco stornano lo sguardo per disgusto, io continuo a fissare, stregata. È il sesso degli dei. L’uomo smette ed esce. Distende Isabella sulla schiena, accosta il pube al suo viso e ne possiede la bocca, profondamente. Le arriva all’anima e vi alberga a lungo, Isabella si fa rossa soffocando, poi lui esce di scatto. Non le da tutto il tempo per respirare, torna e ...
    ... le scivola ancor più profondamente in gola. La scena si ripete più volte, le provoca il vomito prima di esplodere in un denso fiotto bianco, copiosamente, in uno schizzo così abbondante e violento che non è umano.
    
    L’uomo, imperturbabile, si china sulla ragazza esausta e vibrante. Le bacia con gentilezza il viso e il corpo; con un dolce e prolungato cunnilingio le regala poi due orgasmi paradisiaci.
    
    La voce d’Isabella giunge labile, un dolce sibilo. La ragazza si addormenta in una tenera espressione di bambina, con una pace innocente disegnata sul volto. Noi ci addormentiamo pure; crolliamo anzi, come inebriati da un accesso spirituale esuberante.
    
    Ci svegliamo distesi su un altro pavimento di marmo, tra polvere e detriti. Il tetto divelto. Un cielo rosso e le stelle del tramonto brillavano sopra i ruderi di Poggioreale. Siamo dentro ciò che resta della cinquecentesca chiesa di San Onofrio Eremita. Una deteriorata Vergine con Bambino mi guarda da un’abside incrinata; i lineamenti del suo viso mi appaiono, inconfondibili: sono quelli d’Isa.
    
    . 
«12345»