-
Big bang
Data: 04/03/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: pitaya
... pantaloncini, era illuminato dalla luce del televisore. Il modo in cui i muscoli si muovevano sotto quella pelle levigata mi stava facendo impazzire. Se fino a quel punto ero riuscito a controllare le reazioni del mio corpo magistralmente, considerata la mia inesperienza ed il nervosismo del momento, alla fine la tensione mi vinse e persi il controllo. Et voilà: erezione da manuale. Ringraziai il cielo per aver scelto di indossare un paio di jeans spessi, che almeno mi avrebbero aiutato a mascherarla. La faccenda si era fatta, in ogni caso, problematica. Iniziai a prendere in considerazione l’ipotesi di sparire in bagno per pochi minuti, ma l’idea di darmi da fare mentre ero ospite in casa altrui mi sembrava inopportuna. D’altro canto, lasciare le cose così come stavano era inconcepibile. Il pantalone era diventato troppo stretto, al punto che ritenni che anche solo camminare mi avrebbe provocato un acuto dolore. Azzardai uno sguardo in basso e con orrore vidi che l’erezione era visibile. Non proprio evidente, ma un occhio attento l’avrebbe notata con facilità. Non osai adocchiare i miei vicini di divano. Marika, fortunatamente, era troppo lontana per notare alcunché, soprattutto nella penombra, ma Michele avrebbe potuto vederla senza problemi. Accavallai le gambe e repressi un flebile gemito di dolore quando il tessuto rigido strusciò contro la carne sensibile (un punto a me per aver scelto i jeans, ma meno dieci per i boxer di cotone leggerissimo). Iniziai a sperare ...
... solo che la cosa si sgonfiasse da sola prima della fine del film, e forse mancava poco dato che la bambina aveva già preso a massacrarsi l’inguine col crocefisso. Quindi, l’unica soluzione che trovai fu quella di concentrarmi in modo inumano sulle scene, soprattutto quelle paurose e raccapriccianti, sicuro del fatto che una distrazione avrebbe placato le acque. Andò tutto secondo i piani, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. In questo caso, era dietro la mia testa. Il braccio di Michele si era spostato leggermente in avanti e le sue dita mi avevano sfiorato la nuca. Un attimo soltanto, un tocco leggero come un respiro aveva seguito la linea del collo e poi era svanito nel nulla, rapido come era venuto. Un secondo solo, meno di un battito di ciglia. Facile interpretarlo come un errore di calcolo, un gesto improvviso senza alcun significato, una perdita di equilibrio. Nulla che valesse la pena considerare. La prima volta lo ritenni un errore e lasciai correre senza fare alcun cenno, e così anche la seconda. Alla terza, mi si seccò la gola. Il tocco non svanì. Le dita percorsero tutta la lunghezza della nuca, dall’attaccatura dei capelli fino al colletto della maglia e di nuovo verso l’alto – un movimento ripetitivo che di scontato non aveva nulla. La mano si spostò un poco e si aprì, massaggiandomi con più sicurezza la base della testa, affondando nei capelli e sfiorandomi la punta dell’orecchio. Non riuscivo a muovermi. Respiravo con difficoltà, i nervi erano ...