1. Alla fine della fiera


    Data: 06/03/2020, Categorie: Etero Autore: key-d

    ... allungò verso di me e mi stampò un bel bacione sulla mia guancia. "Anche tu non sei male, vesti un po' da schifo ma mi piaci...". Avevo una camicia azzurra, un po sudaticcia dopo tutta la giornata passata in strada allo stand, jeans buoni e mocassini marroni senza calze. Un po' causal un po' elegante, ma dovevo lavorare, non è che potevo vestirmi troppo male. Lei prese la sua maglietta e ci fece un nodo sul davanti, e così accorciata lasciava libera la pancia, che dire piatta era poco, andava verso dentro! Mi fece pensare che forse aveva fame. "Ci fermiamo a mangiare qualcosa?". "Ok". Dopo il panino rigorosamente vegetariano e dopo aver attratto gli sguardi di tutti i camionisti presenti, risalimmo sul furgone. Mentre facevo gasolio lei si era tolta le scarpe da ginnastica e aveva messo i piedi sul cruscotto. Prima di immettermi di nuovo sull'autostrada mi fermai un attimo, misi la folle e le dissi "penso che siano queste gambe che mi fanno impazzire, sono irresistibili" e questa volta mi allungai io verso di lei per ricambiare il bacio sulla guancia. Lei sorrideva tranquilla e mi prese la testa con le sue lunghe mani magre e mi baciò piano sulla bocca, solo sfiorandomi le labbra. "Grazie del panino" sussurrò con una voce mostruosamente sexy. Infilai anch'io le mani tra i suoi dreadlocks e provai a baciarla sul serio. Non si scompose, accettò la mia lingua e ricambiò con un lungo bacio appassionato e umido. "Vai avanti dai", disse poi con grande dolcezza. Appoggiò la ...
    ... testa sulla mia spalla, con il corpo in diagonale che finiva con i piedi, che immaginavo belli sporchi per le passeggiate sull'asfalto, sul cruscotto, vicino al finestrino. Aveva un odore strano, un po' di sudore come negli spogliatoio delle palestre, per tutta la giornata all'aperto al caldo, ma non riuscivo a trovarlo sgradevole, anzi mi eccitava. Si staccò la cintura di sicurezza e mi diede altri baci sulla guancia, arrivando anche i bordi della mia bocca, ma dovevo guidare, cosa dovevo fare, fermarmi alla piazzola, che intenzioni aveva? Si posò sul mio grembo, mi aprì i jeans, ecco che intenzioni aveva, e me lo tirò fuori. Tutto senza dire una parola. Lo liberò ben bene dai calzoni, dagli slip e iniziò a leccarlo e prenderselo in bocca. "Non ti sconcentro dalla guida, no? Sennò dimmi...". Riuscì a risponderle "no, no è bellissimo". Con una mano le carezzavo i capelli, il collo lungo e sottile, e le sollevavo la maglietta per scorrere sulla schiena, curva su di me. Sentivo le vertebre sotto le mie dita e la pelle liscia e un po' umida per il caldo. Non era proprio un pompino vero e proprio, più che altro mi stuzzicava, giocava con il mio pene muovendolo tra le dita, e le labbra. Mi sembrava di vivere un sogno, dentro quel film da maschio-maiale che mi ero fatto in testa. E non vedevo l'ora di arrivare in azienda, al capannone, che oltre al magazzino aveva anche l'ufficio, in cui c'era un divano da tre posti, che poteva bastare per finire quel che avevamo iniziato. Facevo i ...