1. La rompipalle stagionata


    Data: 14/03/2020, Categorie: Etero Autore: ettoregrem

    ... spessi, che non riuscivo quasi a tenere in bocca contemporaneamente.
    
    Si era completamente abbandonata alle mie manovre, restando a gambe aperte, gonna arrotolata ai fianchi e scarpe ancora indosso, col capo ribaltato indietro, gli occhi chiusi e il viso rivolto al soffitto, non emetteva alcun suono, fatta eccezione per una sorta di rantolo sommesso e qualche roco gridolino.
    
    Doveva essere venuta già un paio di volte, lo aveva fatto in modo silenzioso, me n’ero accorto perchè avevo sentito la sua fica pulsare e secernere una generosa dose di liquido nel momento in cui le sue mani strette a pungno affondavano di più nell’imbottitura del divano e le sue gambe appoggiate alle mie spalle si erano irrigidite tremando.
    
    Continuai imperterrito, scesi con la lingua e le dita sino al buco del culo grinzoso, peloso e scuro. Lo stuzzicai con le dita, lo penetrai lentamente mentre sollecitavo la fica. Lei era stravolta.
    
    - Ti piace quello che ti faccio? - chiesi.
    
    - Ah… ah… - solo ansimi.
    
    - Ti ho chiesto se ti piace… voglio sentirti… rispondimi… - la incalzai.
    
    - Ah… si… si… -
    
    - Continuo? -
    
    - Ah… si… siiiii… -
    
    Seguitai ad alternare la manovra tra culo e fica, succhiando, leccando ed impastando quelle due labbrone carnose che mi piacevano parecchio, poi risalii, la baciai a lungo e profondamente per rassicurarla, poi presi a sbottonare quel che rimaneva della camicetta e gliela sfilai.
    
    Feci una nuova visitina con la lingua alle ascelle pelose, dove ormai il ...
    ... suo odore era divenuto intenso e pungente, e poi sganciai il reggiseno.
    
    Le sue tette, per quanto abbastanza abbondanti, erano molto cadenti. Flaccide, pallide e sgonfie, se fosse stata in piedi le serebbero senz’altro arrivate all’ombelico. A compensare quello spettacolo sconfortante, però, c’erano due montagnole di carne rosa puntate verso il basso che sporgevano da areole spesse e grinzose.
    
    I capezzoloni, che sino ad allora avevo solo intuito al tatto, erano assurdi. Più spessi del mio pollice e quasi altrettanto lunghi, avevano una punta che si ingrossava rispetto alla base, facendoli somigliare a due funghetti.
    
    Mi avventai su quelle protuberanze turgide mentre seguitavo a penetrarla con le dita, con un ritmo crescente.
    
    Lei era come in trance, completamente abbandonata. Decisi di provare a giocare un po’.
    
    - Hai la fica fradicia… lo sai? -
    
    I soliti gemiti ma nessuna risposta. Morsi un capezzolone per richiamare la sua attenzione:
    
    - Ahi! mi fai male… -
    
    - Rispondi quando ti chiedo qualcosa… hai la fica fradicia, ho detto… lo sai? -
    
    - Si… si… lo so… scusami… -
    
    Per sottolineare la cosa, accentuai gli umidi gorgoglii che le mie dita provocavano mentre penetravo la sua tana.
    
    - Non ti ho chiesto di scusarti… ti ho solo chiesto se lo sapevi… ti piace se ti scopo con le dita?-
    
    - Si… si… ahhh… -
    
    - Dimmelo allora… -
    
    - Mi piace… mi piace… -
    
    - Ti piace cosa? - le morsi ancora il capezzolo.
    
    - Ahi! se… se lo fai… -
    
    - Dimmi… se faccio cosa? ...
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