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La rompipalle stagionata
Data: 14/03/2020, Categorie: Etero Autore: ettoregrem
... pedicure che strideva in modo evidente con il suo aspetto e con l’immagine che mi ero fatto di lei: sugli alluci smaltati di un laccato lucido color pesca, spiccavano dei sottili disegni nail art color prugna e strass. Sono fatto così: quando un particolare di una donna stuzzica la mia immaginazione, è come se si attivasse un interruttore e inizio a considerarla come un potenziale oggetto di interesse sessuale. Le unghie inspiegabilmente curate di quella signora, altrimenti rozza e insignificante, accesero la mia immaginazione e da quel momento iniziai a guardarla in modo diverso. Risalendo in auto diedi una buona sbirciata alle sue cosce quando la gonna si sollevò mentre si accomodava sul sedile. Cercavo di sbirciare nella scollatura, avevo notato che le tettone erano contenute in un reggiseno nero, ma avrei gradito una vista più generosa: un paio di bottoni slacciati in più sarebbero stati quello che serviva. Ridussi l’effetto del condizionatore, senza far notare la cosa, e la temperatura dell’abitacolo iniziò gradualmente a salire. Il mio piano stava funzionando: la signora sbottonò la camicetta e fece salire la gonna di tre buone dita, iniziò a sudare: - Madonna che caldo… è insopportabile… non si può accendere l’aria? – - E’ accesa signora… che vuole… fa caldo!- Mamma! Mi tocca sudare… poi magari prendo un colpo d’aria…- Così dicendo si girò per prendere la borsa sul sedile posteriore e nell’allungarsi mi mostrò, suo malgrado, una abbondante ...
... porzione di decoltè. Dalla borsa prese un paio di fogli plastificati ed iniziò a farsi aria usandoli come ventaglio. Mentre sollevava il braccio per spostare i capelli dalla fronte, notai che le sue ascelle non erano depilate e ostentavano un rigoglioso cespuglio bruno. Nel frattempo l’odore del suo sudore iniziava a solleticarmi le narici. Mi ritrovai a pensare alla foresta che doveva ospitare tra le gambe e, in breve, ce l’avevo duro come il marmo. Arrivammo alla casa di campagna, immersa in una pianura arroventata. Malgrado cercassi di prendere debita nota di quanto riguardava il mio lavoro, durante il sopralluogo presso la casa colonica disabitata e la campagna, una parte della mia mente era alla continua ricerca di spunti erotici che quella donna poteva regalarmi. La feci salire per prima al piano superiore, mentre io fingendo di controllare il cellulare mi attardavo dabbasso. Per chiamarmi lei si sporse dal ballatoio del vano scale, dandomi la possibilità di dare una bella sbirciata sotto le sue gonne mentre teneva le gambe leggermente dischiuse: non mi sbagliavo, a poco più di due metri vidi per un lungo istante un paio di mutande bianche incapaci di contenere i ciuffi di pelo scuro che sfuggivano ai lati. - Allora dottore? Sale? Che facciamo restiamo qua tutto il giorno?– Mi sollecitò con la solita malagrazia. - Arrivo… signora… - risposi ingoiando a vuoto. Per tutto il resto della mattina cercai di mantenere un atteggiamento professionale, ...