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La rompipalle stagionata
Data: 14/03/2020, Categorie: Etero Autore: ettoregrem
... che ti scusi… vabbè un caffè… - - Quando vuoi e dove vuoi tu… - - Non voglio che… non voglio che ci vedano… insomma… insieme… - - Capisco… - - Sai la gente… poi parla in paese… e i miei figli… - - Non preoccuparti… capisco perfettamente… se vuoi vengo a trovarti un momento… beviamo un caffè e poi me ne vado… - - Io non so… non so… - - Non lasciarmi sulle spine… - - Oddio… va bene… - - Stasera? – - No… viene mia cugina a cena… vieni domani… - - Alle sei? – - Si… - - A domani allora… - - A domani… - Non era stato affatto facile, ma avevo spuntato un appuntamento. L’esito era molto incerto. L’indomani tardai volutamente un quarto d’ora, ma mi presentai con un mazzo di fiori. Il solito cagnetto rompicoglioni rispose al suono del campanello. - Ciao, scusa il ritardo... – le dissi allungandole i fiori, lei arrossì: - Non dovevi… - - Mi volevo scusare per il comportamento dell’altra sera… non vorrei ti fossi fatta un’idea sbagliata di me… - Lei si era preparata per l’appuntamento, era truccata, indossava una gonna nera e una camicetta di seta bianca smanicata, gli stessi sandali con tacco del nostro ultimo appuntamento e sfoggiava una nuova pedicure. Si accorse che le osservavo i piedi e nascose il viso fingendo di odorare i fiori. - Non devi scusarti… io… forse, come dire… ti ho incoraggiato… oddio… non so cosa dire…- - Non dire nulla, facciamo conto che non sia successo… ok? Torniamo ai momenti piacevoli ...
... prima di quell’episodio… vuoi? – - Si… si… lasciamo perdere… - annuì sorridendo. Il caffè fu una mezz’ora piuttosto difficile: lei, dall’inizio, era a disagio, rispondeva a monosillabi, e non riuscivo ad instaurare quella complicità che aveva funzionato la volta prima. Inutile insistere, ad un certo punto guardai l’orologio e mi alzai: - Beh, grazie del caffè… e di avermi permesso di chiarire tutto… ora ti lascio ai tuoi impegni. – Era un’ombra di delusione quella che coglievo sul suo viso? Non ne ero certo. Si alzò anche lei. - Beh… allora vado… - Mi avvicinai per salutarla con due baci sulle guance, le poggiai le mai sulle spalle: tremava. Le diedi il primo bacio, poi avvicinai la guancia sull’altro lato per darle il secondo, indugiai respirando il profumo della colonia nell’incavo del suo collo. Un secondo, due, tre… non si muoveva. Ruotai il capo e posai le labbra sulla sue, percepii un brivido e la sua bocca si dischiuse lasciando entrare la mia lingua a cercare la sua. Sentivo il sapore di caffè, fu un bacio delicato. Mi scostai e la guardai negli occhi, i suoi erano lucidi. La baciai di nuovo, una, due, tre volte sempre con maggior decisione. Alla fine limonavamo come sedicenni in piedi nel suo soggiorno, la abbracciai schiacciandole il seno su di me: avevo l’impressione che se l’avessi lasciata andare le sue gambe non avrebbero retto. - Questo ti è dispiaciuto? – - Ti prego… non dire niente… - - Posso baciarti ancora? ...