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La rompipalle stagionata
Data: 14/03/2020, Categorie: Etero Autore: ettoregrem
... ringraziai e la condussi alla macchina. Percepivo chiaramente, da parte sua, l’imbarazzo di trovarsi in una condizione che non riusciva a decifrare: la mia era solo cortesia? Le stavo facendo veramente la corte? Se sì, come doveva comportarsi? Sapevo che forzare la cosa avrebbe potuto farla irrigidire, la dovevo mantenere in quello stato di incertezza il più a lungo possibile, in modo da scardinare le sue difese naturali di pudore e abitudine e sferrare l’attacco nel momento più opportuno. Per tutto il tragitto di ritorno seguitai a farle complimenti velati, a farla ridere e a ridere del suo (dubbio) umorismo. Giunti che fummo sotto casa sua le dissi: - La ringrazio, di nuovo, per la cena squisita… e soprattutto per la serata splendida…- la guardai fisso negli occhi. - Si figuri… è stato un piacere… - mi parve di notare in lei un certo affanno, doveva essere agitata, non sapeva cosa aspettarsi. Tenendole lo sguardo fisso negli occhi aggiunsi: - Davvero… davvero… sono stato proprio benissimo… era da tanto tempo…- - Si… anch’io…- - Mi permetta… le slaccio la cintura… - mi avvicinai a lei e la baciai sulle labbra. Lei non si ritrasse, ma nemmeno rispose con passione. Dischiuse appena a bocca e io le succhiai dolcemente il labbro inferiore. La cosa non dovette durare più di qualche secondo. Poi, come colpita da una scossa elettrica si irrigidì: - ….d…devo andare.. – Balbettò scendendo precipitosamente dall’auto. La vidi illuminata dalla ...
... lampada sopra l’ingresso di casa cercare le chiavi nella borsa, mentre tentava di infilarle nella toppa le caddero e le raccolse: era sconvolta. Varcata la soglia si girò a guardarmi, da dietro il finestrino le salutai con un sorriso e un gesto della mano, abbassò lo sguardo, non mi rispose e chiuse rapidamente la porta. Sapevo di non esserle indifferente, tuttavia mi rendevo conto dei suoi dubbi e delle incertezze che la animavano. Ero molto più giovane, non avevamo nulla in comune, cosa avrebbe detto la gente? Cosa avrebbero pensato i suoi figli? La lascia a rimuginare un paio di giorni, poi la chiamai. - Signora… sono io… posso chiamarti Elisa? – - Si… - - Sai ho pensato molto a quello che è successo l’altra sera…- Dall’altro capo della linea silenzio… proseguii: - Non vorrei che pensassi male di me… non vorrei davvero… è che sono stato così bene… io… non ho saputo resistere, a dire il vero non ho nemmeno pesato…. – ancora silenzio - … sei arrabbiata con me? Ti prego dimmi qualcosa… ci sto troppo male… - - Io… non so che dire… non so che dire… cosa vuoi? – - Ti ho offesa? – - Non lo so… - - Ce l’hai con me? Ne sarei distrutto… - - No… non ce l’ho con te… io… io… forse è stata colpa mia… - - Ne possiamo parlare? Un momento… un caffè… - - Credo… meglio di no… io… no, no… meglio di no… - - La sentivo esitare: - Sono solo da tanto… mi piace parlare con te… la tua compagnia… concedimi un caffè… voglio scusarmi…- - Non c’è bisogni ...