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Villaggio di houer capitolo 11
Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
Non riuscivo a pensare al futuro, tutto era solo presente. Quando stavo con Josh mi odiavo per averlo tradito, quando lavoravo bramavo per possedere il maestro; era un pensiero fisso. Qualche mattino dopo Patrick mi apparve ancor più nervoso del solito, non riusciva a dipingere a mano ferma; il pennello gli tremolava in mano come se fosse malato e riuscì anche a scaraventare sul pavimento, per distrazione, alcuni vasetti di colore che andarono perduti tra le sue urla di ira. Senza pensare alla mia presenza nuda, o almeno credo, aprì la porta e chiamò gridando: “Jonatha, vieni su!” Il ragazzino non era uso entrare nel laboratorio che normalmente, tranne che per le pulizie, era vietato all’ingresso di chicchessia, familiari compresi, e il suo stupore nell’accedervi fu manifestato da una certa insicurezza e timore. Egli si chiedeva probabilmente se avesse capito bene che doveva entrare nel laboratorio. “Si, vieni Jonatha!” Il bel figliolo s’introdusse nello stanzone a passi felpati e cauti, attento a non urtare le attrezzature e le tele che qui e là, erano poggiate senza ordine alcuno. Il bravo ragazzino non voleva commettere qualche guaio, visto che il padre era già adirato per quelli da lui stesso provocati. “Dimmi papà!” Patrick si era seduto ad una scrivania e stava scrivendo qualcosa su di un foglio. Jonatha, alle sue spalle, mi guardò salutandomi con la mano e con un sorriso più solare del sole. Io ero rimasto sdraiato, nudo, sul letto, nella mia ...
... posa osé, come incantato, ma solo per incantare quell’angioletto il cui viso subito si arrossò lasciando trasfigurare il suo istintivo piacere per il bello, per la carne. Cambiai posizione per sgranchirmi un po’, ma anche per trovarne un’altra altrettanto osé che instillasse in Jonatha il brivido della libidine. Gli sorrisi e lo guardai con amore. Lui, dietro le spalle del padre che non poteva vederlo, rispose al mio sorriso mordicchiandosi le labbra. Io mi morsi le mie. “Vai dal signor Fusterberg e compra questi colori. Fatti fare la nota spesa e di che poi pagherò.” Jonatha prese la lista con la mano d’istinto, ma con gli occhi e la mente guardava me. “Cosa?” Patrick dovette ripetergli ciò che doveva fare. Jonatha annuì questa volta guardando suo padre e prese per andarsene. Io aspettai che si voltasse a guardarmi prima di sparire oltre la porta, e lui si voltò e io gli lanciai un bacio. Lui mi sorrise e ricambiò; poi volò via. Patrick riprese il lavoro in silenzio, ma di tanto in tanto mi rimproverava nervosamente perché, secondo lui, non stavo fermo. Adesso trovava ogni pretesto per polemizzare. La mattina, secondo lui, arrivavo o troppo presto o troppo tardi, stavo troppo tempo a parlare con la moglie e mi accusò perfino di puzzare. “Se vuoi, non vengo più, puoi trovarti un altro modello…” “Sarebbe la cosa migliore. Ne trovo diecimila di ragazzi come te molto bravi, ma purtroppo ho bisogno di te.” Ne avevo le scatole piene di quel suo modo ...