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Villaggio di houer capitolo 11
Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... ma lui si ritrasse dolorante e irritato. “Non ce la faccio, non ce la faccio, scusami.” Si alzò e si ricompose al meglio con il viso cupo, ma non arrabbiato, silenzioso, contrito. “Ti capisco, ma non ce la faccio – disse - Forse più avanti. Non ti tratterò più male, hai ragione, puoi star tranquillo.” Egli si sedette contrito su una sedia, in silenzio mentre nervosamente batteva un piede per terra come se tenesse in mente un ritmo, il ritmo della follia, dell’impazienza, della frustrazione. Poi si alzava e andava alla finestra e poi di nuovo seduto, ma non riusciva a star fermo. Poi Jonatha bussò alla porta. Il maestro si diede un’ultima sistemata e poi gli diede il permesso di entrare ed il ragazzino si introdusse nel laboratorio con il suo carico di merce. “Questa è la nota spesa” gli disse Jonatha allungando un foglietto. Il maestro diede uno sguardo e si inviperì. “Quell’uomo è un vero ladro. Se non avesse la migliore merce di Berlino lo avrei mandato a quel paese – disse irritato – Vado io a dirgliene quattro.” Il maestro indossò uno spolverino e lasciò lo stanzone. Si udirono i passi lungo la scala che scendeva ai piani bassi, il cigolio della porta d’ingresso che si apriva e il tonfo nel richiudersi. Jonatha ed io però non fummo tanto attratti dai quei rumori quanto da noi stessi, entrambi giovani e belli, luminosi come di luce propria, stelle gemelle dell’universo. Il ragazzino si mordicchiava le labbra e fissava il mio corpo nudo ...
... disteso sul letto impietrito come una statua. Potevo immaginare quanto il suo corpo fosse invaso dagli spiriti del piacere di cui lui non era ancora cosciente e padrone. Era così dolce vederlo inebetito dal piacere che gli dava il guardare il mio corpo e l’insicurezza con la quale ne rimaneva soggiogato. “Vieni Jonatha! - gli dissi con altrettanto dolcezza – Vieni, non stare lì impalato.” Jonatha si avvicinò a passi lievi e misurati fino ad un palmo dal letto. “Siediti, gioia, qui, accanto a me.” Egli obbedì, ma adesso tentava di dissimulare la sue eccitazione guardando lontano, ma era proprio questo suo ingenuo tentativo di ingannare più se stesso che non me a dare sostanza alla certezza che egli era sotto l’influsso dei suoi spiriti del piacere. “Massaggiami le spalle, Jonatha, ti prego. Tuo padre è un tiranno, mi fa stare fermo per ore. Mi sento tutto un dolore” gli dissi mentre poggiai la testa sul cuscino dalla parte opposta a lui, per non metterlo in soggezione col mio sguardo. Egli tentennò o non mi udì quanto doveva essere scioccato dentro. “Non aver paura, Jonatha, massaggiami!” ripetei senza voltarmi. Egli allungò le mani sulle mie spalle e cercò a suo modo, incerto di massaggiarmi. Avvertivo le forme dei palmi delle sue piccole mani che si appiattivano sul mio corpo e prima timidamente e poi più decisamente si affaticavano nel rivitalizzare le mie povere spalle. “Anche giù!” gli dissi. Il ragazzino distese le sue mani sulla mia schiena e ...