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Villaggio di houer capitolo 11
Data: 07/04/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... arrogante di rivolgersi. Mi scomposi e in breve mi alzai dal letto. “Che fai?” mi chiese infastidito che avessi interrotto il lavoro, ma io già mi stavo vestendo. “Ok, tu hai bisogno di me, ma io non ho bisogno di te.” “E quindi?” Lo guardai sprezzante e gli risposi: “Vado via!” “E il lavoro?” “Te lo ficchi nel culo.” Patrick posò il pennello che stava adoperando sul bordo del tavolo da lavoro, si alzò dalla sedia e mi si avvicinò con il volto costernato. “Non prendertela se ti dico cose brutte. Ti chiedo scusa. È come se le dicessi a me stesso, sono molto nervoso, frustrato come un animale in gabbia.” “L’ho visto.” “Non andar via.” “Perché?” “Perché è il più bel quadro che abbia mai fatto.” Lo guardai insospettito che volesse trattenermi solo per il denaro che Eliot gli aveva promesso e gli chiesi: “Fammelo vedere!” Lui scosse la testa: “Non faccio vedere i miei quadri a nessuno prima che siano finiti.” “Dovrai fare un’eccezione per me, se vuoi che rimanga.” Lui rimase attonito, mi guardava inebetito come se si sentisse sconfitto; infatti annuì e mi fece spazio per permettermi di intravvedere la sua opera. Io lo passai come un re davanti al suo pittore di corte e scrutai il suo lavoro. “Sono questo, io?” “Si, sei tu, dentro e fuori.” “Sono davvero così bello?” “Non quanto nella realtà,” Il ragazzo del ritratto ero io, eppure lo guardavo come se fosse un estraneo e mi eccitavo nel mirarlo. Era bellissimo e ...
... sensuale, diabolicamente sensuale. Me lo sarei scopato. “Ora capisci perché ti voglio ancora?” “Si, capisco, ma io non sono una donna, sono un ragazzo, posso offrirti la mia femminilità, ma voglio darti anche la mia virilità. Voglio averti, adesso!” “Poi ti darai a me?” “Ogni volta che tu ti darai a me.” Egli annuì, con rassegnazione, ma annuì. “Proviamoci.” Egli si tolse il camice e si apprestò a togliersi il resto degli indumenti. “Lascia fare a me” Lo liberai delle sue vestigia, lo denudai del tutto, lì, in mezzo alla stanza, in piedi. Lui si eccitò in fretta al contatto delle mie mani; il suo pensiero correva verso altri desideri poiché subito le sue mani partirono a toccare me, il mio corpo, ma io lo fermai. “No, concentrati su di te.” Lo feci distendere bocconi sul letto e gli accarezzai il corpo, lo massaggiai, lo baciai e lo leccai. Prima lontano dalle sue intimità, poi avvicinandomi ad esse. Egli doveva imparare ad assaporare il piacere di essere toccato, di essere sottomesso alla volontà altrui. Gli accarezzai con le dita il solco sfiorando l’ano e gli chiesi: “Ti piace?” “Mark, mi piace tutto quello che fai, ma non mi sento ancora pronto a questo.” “Vuoi lasciar perdere?” “Inculami in fretta, così non ci penso più.” “Va bene, alza le chiappe, maestro.” Egli obbedì e si dispose perché potessi penetrarlo con facilità. Gli puntai in fretta, come lui mi aveva chiesto, il cazzo nel buco e forzai. Lo penetrai di un po’, ...