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Villaggio di houer capitolo 7
Data: 12/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... spolverano le statuette di porcellana pensando che non si è mai troppo prudenti. Basterebbe una disattenzione e… “A Berlino dovrò guardarti a vista, farai strage di spasimanti.” “A Berlino?” “Si, andiamo a Berlino e poi, forse, a Parigi?” “A Parigi?” “Si – disse rinforzando il suo assenso con gesti sinuosi del capo – Sono venuto a prenderti, a liberarti, andiamo via.” “Saremo liberi, finalmente?” “Si, liberi, amor mio.” Ero felice di andar via e, nello stesso tempo, la fuga mi dava ansia. Da dove cominciare? Mi aggirai incerto in tondo non sapendo che fare. “Che fai, Mark?” “Devo prepararmi, Jo, devo prendere i vestiti, il pigiama, le mutande,…” “Non c’è tempo – mi bloccò egli sorridendo – Vestiti con quello che hai e andiamo via.” Lo guardai attonito. “Così, subito?” “Si, Arthur ci aspetta.” “Chi è Arthur?” “Un amico, ci aspetta in macchina fuori dal villaggio.” “E lui cosa c’entra?” Jo si avvicinò al mio viso che si era velato e mi rasserenerò: “Non essere geloso, Arthur è solo un amico. È una persona fantastica, ti piacerà. Se non fosse stato per lui non sarei qua, adesso. E poi, a lui, piacciono solo le donne.” Jo aveva la dote di essere convincente ed io non avevo motivo di dubitare di lui. Purtroppo la mia innata gelosia spesso aveva il sopravvento. “Vestiti, Mark, dobbiamo andar via, subito!” “Va bene, poi facciamo i conti” gli risposi sorridendogli. Quando abbandonammo la casa, era notte ...
... fonda; il villaggio era oppresso dal buio fitto e da una leggera nebbia che ci aiutò a raggiungere il luogo dove ci aspettava l’amico di Jo senza pericolo alcuno di essere visti. Fummo comunque accorti e andammo con fretta misurata fermandoci ogni tanto a dare uno sguardo se, per caso, l’insonnia della notte, avesse portato qualche abitante del villaggio a starsene per strada o alla finestra. Nel villaggio, solo il Barone aveva l’automobile. Per chi come me non si era mai allontanato dal villaggio era un oggetto misterioso e magico, incomprensibile. L’uomo alla guida ci accolse con un sospiro di sollievo e felice di andare via. Era una macchina scappottata, buona sola per le calde giornate estive. “Monta Mark!” si affretto a dirmi Jo. Jo si sedette davanti accanto all’uomo ed io mi accomodai dietro tutto solo. “Ciao, Mark, io sono Arthur, felice di conoscerti, tuo fratello mi ha parlato molto di te.” “Buona sera, signor Arthur.” Jo mi guardò negli occhi divertito e ironico: “Bravo, chiamalo signor Arthur che poi lui si monta la testa. “ “Puoi chiamarmi semplicemente Arthur, Mark” precisò l’uomo. “Va bene, cercherò di ricordarlo – risposi e mi venne di fare la battuta - signor Arthur. Non sono abituato a parlare con i grandi senza far precedere signore davanti al loro nome.” “Ti abituerai, Mark, vedrai. A Berlino, Parigi o New York certe smancerie fanno parte del passato” mi rispose l’uomo. Il suo accento mi fece capire che era straniero, forse un ...