1. Villaggio di houer capitolo 7


    Data: 12/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi

    ... loro conto e tanto più vorresti condurli verso i tuoi desideri tanto più essi si oppongono. Le coperte si abbatterono sul mio corpo come la terra copre i morti. Fui preso dal terrore di morire soffocato.
    
    “Jo, - gridai nel sogno – aiutami tu.”
    
    Sentii la sua voce vicina che mi diceva:
    
    “Tranquillo Mark, tranquillo, svegliati, svegliati.”
    
    Nel sogno aprii gli occhi e lo vidi.
    
    “Jo, vienimi a prendere.”
    
    E lui: “Svegliati, Mark, svegliati!”
    
    Aprii gli occhi nella realtà con l’immagine nitida di Jo impressionata negli occhi e pensai di non essermi ancora svegliato. Chiusi e aprii gli occhi per svegliarmi del tutto, ma l’immagine di Jo rimaneva davanti ai miei occhi.
    
    “Ti sei svegliato, amore mio?”
    
    Jo era davanti agli occhi miei, sorridente e bello per quanto nella penombra. Non riuscivo a credere di essermi svegliato del tutto, non riuscivo a parlare e a ragionare.
    
    “Sono io, Mark, sono tornato.”
    
    “Jo, sei tu?”
    
    “Si, Mark, sono venuto a prenderti.”
    
    “Non è possibile, sto sognando.”
    
    “No, Mark, sono io.”
    
    L’unico modo di capire se stessi ancora sognando fu di accarezzargli il viso, abbracciarlo e lo feci.
    
    Era lui, dopo due anni era tornato. Un fuoco esplose nel mio cuore e mi fece drizzare sul letto.
    
    “Jo, sei tu?”
    
    “Si, Mark, abbracciami, ti prego.”
    
    Non perdemmo tempo, Ci stringemmo, ci abbracciammo, ci baciammo, ci abbandonammo alla felicità e alle lacrime.
    
    “Cazzo, Jo, sei mancato due anni.”
    
    “Scusami, Mark, perdonami, ma non ho ...
    ... potuto far prima.”
    
    “Sei un brutto stronzo, - gli dissi tra le lacrime abbracciandomelo stretto – Mi sei mancato tanto.”
    
    “Mi sei mancato tanto pure tu, amore mio.”
    
    Volli guardarlo in viso come se non fossi ancora certo di essermi svegliato, volevo accertarmi che non fosse un inganno della mente, un principio di pazzia.
    
    Era lui, ma il suo viso era cambiato, era più uomo, più maschio e, nello stesso tempo, aveva qualcosa di ancor più conturbante che non riuscii subito a materializzare. Era davvero strano il suo viso, erano strani i suoi capelli, aveva uno strano cappello, aveva uno strano colletto bianco al collo, dei strani vestiti.
    
    “È la moda Berlinese - mi disse – ti piace?”
    
    Continuai ad ammirarlo minuziosamente; era curato, pulito, lustrato, irriconoscibilmente delizioso.
    
    “Jo, sei meraviglioso.”
    
    Lui annuì, ma mi sembro non meno stupito di me di lui di quanto lo fosse lui di me. Mi guadava con i suoi occhi di sempre, belli e spiritati, ancor di più spiritati e sorpresi, interrogativi, concentrati.
    
    “Perché mi guardi così? Io sono rimasto quello di prima, non seguo la moda Berlinese” gli dissi sorridendogli.
    
    Lui continuò a guardarmi incantato, ammutolito.
    
    “Mark – pronunciò a fil di voce, emozionato - sei fatto di una bellezza strabiliante, più di quanto mai sei stato, più di quanto mi sarei mai aspettato.”
    
    Mi accarezzò leggermente il viso, mi sfiorò le labbra con le dita con la delicatezza con la quale si puliscono i servizi di cristallo o si ...
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