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Villaggio di houer capitolo 7
Data: 12/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: prossi
... comportarsi come farebbe un buon padre, e soddisfare il proprio istinto sessuale del quale probabilmente provava vergogna. “Mi dispiace, dottor Mayler.” “Non devi dispiacerti, è normale crescere, anzi, spero proprio che tu diventi presto uomo, che ti cresca la barba e i peli nelle gambe, così non proverò tanta dolcezza per te.” “Cercherò di fare in fretta, dottor Mayler.” La signora madre entrò in camera con la siringa sterilizzata. Io mi alzai dal letto e, in piedi, abbassai i pantaloni del pigiama e le mutande di quel poco necessario perché il dottor Mayler potesse infilzare l’ago. Josh sarebbe stato orgoglioso di me, pensai. Con l’arrivo dell’estate, la poca estate Tedesca, arrivò anche la rabbia, il senso del tradimento, dell’abbandono, della convinzione che lui non sarebbe venuto più, che forse lui non mi aveva mai amato almeno come io amavo lui. La prima giornata di sole mi riportò alla mente i momenti più belli trascorsi con Jo, quelli alla casa verde e alla fossa. Volli ripercorrere il tragitto di quella giornata di un anno prima come in pellegrinaggio. Quel luogo per me era diventato sacro, in esso sentivo la presenza immanente di Jo, nei sassi, nella terra, nei fiori, nel cielo, nell’acqua del Vender. Lo intravidi accanto a me mentre mi arrampicavo sulla strada ripida che portava al rudere, prendermi la mano quando discendevo il declivio tra i papaveri e le primule, sorridermi quando presi a librare le braccia come ali e a urlargli in faccia: ...
... “Joshua, dove sei, perché mi hai abbandonato?” Era trascorso un anno e, senza accorgermene, il mio corpo aveva subito i cambiamenti dell’età e adesso facevo meno fatica ad arrampicarmi e correvo come un treno. Il mio corpo si stava trasformando, si era in parte trasformato. Stavo cominciando a diventare un uomo, quasi un uomo. L’acqua della fossa era dello stesso color smeraldo di allora e scorreva lentamente luccicando sotto i raggi del sole. Guardai giù nel precipizio come se volessi scorgere la testa di Jo fuori dall’acqua che mi urlava: “Mark, tuffati, è bellissimo.” Un sorriso colorì il mio viso al ricordo di quel momento, del terrore a buttarmi giù. Adesso io ero sul bordo e lui un po’ più indietro. “Jo – gli dissi – se mi ami, seguimi.” Chiusi gli occhi e saltai giù senza pensarci. Il tempo trascorso non aveva solamente trasformato il mio fisico attribuendogli forza e virilità, ma anche temprato lo spirito donandogli fermezza, coraggio e spregiudicatezza. Il volo non solo non mi fece paura, ma mi inebriò. Riemersi tranquillamente dalle acque del Vender e guardai in alto il bordo del precipizio aspettando inutilmente che lui saltasse. Lasciai volutamente che il tempo passasse perché si facesse sera e ritornando a casa trovassi il signor padre con la verga in mano. “Hai fatto morir di pena me e tua madre” mi disse e probabilmente aveva ragione, ma tutto si doveva compiere come l’anno prima. Ricevetti i dieci fatidici colpi di verga. Li regalai a ...