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Amore fraterno
Data: 20/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: nh-paul
... due, gli diede una scossa assolutamente mai provata e l’uccello gli diventò durissimo. Mai stato così, che lui ricordasse. Marco glielo toccò. Fra loro c’era sempre stata tanta confidenza, ma da qualche mese il fratello maggiore trascorreva molto tempo da solo nel bagno e non sempre per fare le cose che faceva prima. Matteo s’era subito insospettito e l’aveva spiato mentre si toccava l’uccello. Aveva creduto di capire che ciò che Marco faceva di nascosto, doveva essere quella cosa che non si poteva dire. Quella cosa di cui però parlavano senza posa i suoi compagni di scuola e che tutti i ragazzi facevano. Tranne loro che ne parlavano, ma che an-cora non erano in grado di farla. Marco finalmente aveva deciso di rivelargli il segreto. Tremò per l’emozione. Marco era suo fratello e anche il suo migliore amico. Lui l’amava. Qualche volta ne aveva paura, perché se si arrabbiava era anche capace di fargli male, ma accadeva di rado e il più delle volte lui se lo meritava. Ma ora si era trasformato in un polipo. Lo stava toccando dovunque. Gli aveva anche infilato le mani nelle mutande. “Marco, che fai?” “Ti sto perquisendo” gli aveva mormorato e lui l’aveva lasciato fare. Il gioco che avevano fatto, anche per poco, era servito ad arrivare al momento della cattura e dell’inaspettata perquisizione. Il passo successivo sarebbe stato l’interrogatorio, durante il quale Marco l’avrebbe forse torturato. Matteo s’era quindi scoperto felicemente coinvolto in un delizioso ...
... esercizio di docilità. Per Marco, invece, non era un gioco. Gli sfilò la maglietta, lasciandolo a torso nudo e dalla tasca prese un pezzo di corda. Gli mise le braccia dietro e lo legò ad un anello fissato al muro. “Sei mio prigioniero” ripeté “e adesso… confessa! Dove avete nascosto il bottino?” aggiunse, perché il gioco continuasse. Matteo fece la faccia spaventata. L’unica tortura che avevano mai sperimentato fino ad allora nei loro giochi era il solletico e Marco era un esperto in quel campo, perciò si dedicò ad una sistematica esplorazione del costato di Matteo, fra le urla, le risate, i contorcimenti e i singhiozzi del fratello. Poi passò alle ascelle. “Basta… basta. Pietà. Non ne posso più. Basta…” A differenza delle altre volte, in cui si sarebbe fermato a fargli riprendere fiato, le mani di Marco si spostarono più giù, sui fianchi, e si fermarono sull’elastico dei pantaloncini. Marco sorrise maliziosamente, cogliendo lo sguardo smarrito del fratello e poi infilò due dita sotto l’elastico e lentamente gli abbassò assieme pantaloni e mutande, lasciandolo nudo. “Marco… può vederci qualcuno… no…” Matteo era spaventato “lasciami, andiamocene. Ti prego!” E cercava di liberarsi, mentre il fratello lo guardava in silenzio, aguzzando la vista, nella penombra della cantina, stringendo gli occhi per osservare ogni particolare della sua nudità. Aspettando che lui si calmasse. Cosa che Matteo fece dopo un po’. “Se non la smetti di urlare” lo minacciò ...