-
Amore fraterno
Data: 20/07/2020, Categorie: Gay / Bisex Autore: nh-paul
... maggiore, quello da cui lui si faceva fare di tutto, ci era andato pesante il giorno prima ed ora doveva avere pazienza. Marco era intento a cercare qualcosa dietro al mucchio di giornali che occupava un angolo della camera. “Ho qualcosa di nuovo per te” disse senza voltarsi e quando lo fece aveva tra le mani delle strisce di cuoio. Matteo le fissò interessato. La corda che avevano sempre usato nei loro giochi gli faceva male ai polsi e lasciava dei segni che erano difficili da spiegare. Più che alla mamma che se li aveva notati non l’aveva mai chiesto, agli altri ragazzi che avevano occhi molto più attenti. Si eccitò immediatamente. “Legami, Marco, dai…” Senza una parola il fratello gli prese le braccia e gliele strinse insieme dietro la spalla, poi lo fece riadagiare sul letto. In quel momento si sentì completamente sottomesso alle voglie del suo padrone. Sentì il dito infilarsi nell’elastico degli slip e abbassarglieli lentamente. “No, Marco, no, non mi fare male come ieri…” lo pregò, quasi piangendo. Quasi non avesse parlato, Marco lo voltò a pancia sotto e gli affondò la faccia nel culo. Senza usare le mani, facendosi strada con il naso e la bocca, arrivò a toccargli il buco con la lingua e lentamente lo penetrò, lo leccò, lo bagnò. Le sensazioni che provava gli fecero scordare il bruciore che ancora provava assieme a tutti i propositi di non farsi inculare per quella sera. La lingua di Marco gli accarezzava ormai l’interno dell’ano e il delizioso ...
... solletico che gli provocava era come una medicina miracolosa che guariva da tutti i dolori. Quasi tremava per il piacere che il fratello gli stava regalando. Accadeva tutte le volte in cui lui lo legava ed era come la prima volta. Un giorno speciale, l’estate precedente. Un giorno che avrebbero ricordato per sempre. Era accaduto l’anno prima, Marco aveva tredici anni e lui dodici. Ricordava ogni momento di quel pomeriggio. Marco aveva voluto giocare a guardie e ladri e l’aveva convinto a seguirlo nelle cantine del palazzo. Una vecchia costruzione, con sotterranei che a loro parevano inesplorati per come erano grandi, lunghi, scuri corridoi pieni di porte, alcune chiuse altre spalancate, cadenti, mancanti. Tutto il palazzo era ingabbiato dalle impalcature e le cantine erano sbarrate, perché potevano essere pericolose, forse pericolanti, ma loro si erano infilati tra le sbarre ed erano scesi in quel mondo inesplorato. La mamma non avrebbe approvato, ma non gliene fregava proprio niente. Marco era subito scomparso e lui si era spaventato. Poi s’era sentito afferrare da dietro. “Sei mio prigioniero…” gli era stato sussurrato da chi l’aveva catturato. Marco l’aveva trascinato in una delle camere dove filtrava un po’ della violenta luce di fuori. C’erano dei finestrini con i vetri sporchi a livello del marciapiede. Quelle parole, il momento in cui furono dette, il fresco del sotterraneo, l’odore di chiuso, la sensazione che al mondo, in quel mondo, ci fossero solo loro ...